Cultura e spettacoli

Giovio bicentenario

altAnniversari.   Il 17 maggio prossimo, in Museo, omaggio al conte comasco con un concerto e letture di testi inediti
tra musica e scrittura
Per Alessandro Manzoni non sarà stato certo un grande poeta: «Conte Giovio tanto visse / Ch’ai suoi versi sopravvisse», recitano due ottonari di “Don Lisander” in vena di lazzi, che echeggiano un epigramma di Vincenzo Monti indirizzato a un altro letterato dell’epoca sua. Eppure il poligrafo lariano Giambattista Giovio, fonte primaria nelle ricerche di storia locale nonché letterato, è stato come il suo più celebre antenato, l’umanista Paolo, un raffinato intellettuale e un pilastro

della cultura comasca. Nel bicentenario della morte sarà protagonista di un evento, il 17 maggio alle ore 21, in occasione della “Notte dei Musei” della città di Como.
Al Museo intitolato alla sua famiglia illustre in piazza Medaglie d’Oro, nella Sala Barelli, il conte che fu amico del Foscolo sarà ricordato proprio nel giorno del secondo centenario della sua morte (17 maggio 1814) con letture di lettere e brani da lui scritti (tra cui alcuni inediti) a cura di Alessandra Mita Ferraro della Società Storica Comense, che ha conseguito un dottorato di ricerca all’Università dell’Insubria. Le letture verranno intercalate da brani musicali di autori comaschi dell’epoca di Giambattista Giovio, che fu appassionato di musica e suonatore di arciliuto. Ci saranno composizioni, in prima esecuzione moderna, di Bartolomeo Scotti, Francesco Pasquale Ricci che fu maestro di musica delle figlie del Giovio (una ebbe una famosa storia d’amore con Foscolo) e Tommaso Gilardoni. Verranno brevemente presentate da Oscar Tajetti, presidente nazionale dell’associazione Antiquae Musicae Italicae Studiosi. Gli interpreti saranno il soprano Elena Fumagalli e, all’arciliuto, Gabriele del Miglio, mentre il maestro Oscar Tajetti suonerà la viola da gamba e il flauto dolce.
Si deve proprio ad Alessandra Mita Ferraro la recente riscoperta del Diario del viaggio in Svizzera che nel 1777 vide Giovio protagonista con il fisico Alessandro Volta. Il 3 settembre 1777, i due giovani lasciano il Lago di Como per il loro primo viaggio letterario in Svizzera, Alsazia e Savoia. Il diario di Giovio (che ebbe anche interessi per le arti visive e per la religione), ritenuto perduto, è conservato nella Biblioteca Braidense di Milano. È uno zibaldone di note prese a caldo, di approfondimenti e di riflessioni. Un segno tangibile della statura culturale di Giovio è anche nel busto che ricorda Foscolo nel parco di Villa del Grumello in via per Cernobbio, storica dimora del conte che vi amava raccogliere l’élite culturale dell’epoca. Qui sbocciò l’amore fra la contessina Francesca Giovio, figlia del conte, e il poeta dei “Sepolcri”. Per lei, il poeta compose alcuni versi del poema Le Grazie.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
ritratto di Giambattista Giovio in sembianze giovanili nell’atto di suonare un chitarrone. Il dipinto, conservato nei Musei Civici di Como, proviene dal legato di Maria Teresa Acchiappati Gandolfi.
8 maggio 2014

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