Giro di Lombardia, Stefano Allocchio e l’arrivo sul Lario: «Il finale ideale»

Conferenza stampa Ghisallo

«Como? L’arrivo ideale del “Lombardia”. Como è il “Lombardia”». Parole accorate quelle di Stefano Allocchio, direttore di gara del Giro di Lombardia, la “classica-monumento” che il prossimo 12 ottobre scatterà da Bergamo per poi terminare dopo 243 chilometri in piazza Cavour.
Tra i sicuri protagonisti Vincenzo Nibali, che si è già imposto nel 2015 e nel 2017, il vincitore del Tour Egan Bernal e quello del Giro d’Italia Richard Carapaz, il campione del mondo in carica – almeno fino a domenica prossima – Alejandro Valverde.
Allocchio era tra i relatori, ieri mattina al Museo del Ghisallo, per la conferenza stampa lariana di presentazione della gara, la seconda dopo quella di Bergamo dello scorso 16 settembre.
A fianco del direttore di gara, il presidente della Fondazione Museo del Ciclismo Antonio Molteni, Paolo Frigerio (che cura l’organizzazione locale dell’arrivo), Marco Galli (assessore allo Sport di Como) e Carola Gentilini, pure assessore in città, nonché direttrice della struttura che ha ospitato l’incontro. Presenti giornalisti non solo italiani: ad ascoltare le parole dei relatori anche un gruppo di redattori di riviste di ciclismo e di turismo di altri paesi come Canada, Australia, Inghilterra, Olanda, Spagna e Germania.
Stefano Allocchio, che rappresentava Rcs Sport, la società che organizza la gara, si è sbilanciato in favore di Como. Del resto quello dei punti di partenza e arrivo rimane sempre un interrogativo che si ripropone di anno in anno e la concorrenza non manca. La stessa Bergamo, che in questo 2019 ospiterà il via, non ha mai nascosto il desiderio di tornare ad ospitare il traguardo.
Ma il direttore di gara è stato perentorio, escludendo, a precisa domanda, altre ipotesi, come quella di un epilogo al velodromo Vigorelli di Milano. «Mi auguro che il finale del “Lombardia” rimanga sempre a Como – ha spiegato – perché per noi è quello ideale, con quattro scalate spettacolari che precedono l’arrivo come Ghisallo, Muro di Sormano, Civiglio e la Valfresca».
«Sono collegati con noi 193 Paesi – ha aggiunto Allocchio – e nella fase conclusiva gli appassionati vogliono vedere battaglia, i corridori che vanno all’attacco, non, come capita nelle corse a tappe, la gara controllata dalle grandi squadre. Il traguardo di Como è senza dubbio il migliore».
Una dichiarazione d’amore che ai presenti ha fatto piacere e che è stata accolta con favore dall’assessore Galli e da Paolo Frigerio, che subito hanno dato volentieri la disponibilità anche per gli anni successivi.
La certezza, comunque, è che dopo l’edizione 2019 del “Lombardia” tutti gli attori – Rcs Sport, Como e Bergamo – si siederanno a un tavolo e si accorderanno per parlare delle successive edizioni. Ma sicuramente le parole di Allocchio sono un bel segnale per il Lario. Un concetto che peraltro in anni passati ha ribadito anche il direttore ciclismo di Rcs Sport, Mauro Vegni.
L’occasione è stata propizia per ricordare una serie di iniziative che accompagneranno l’arrivo del “Lombardia” nel Comasco.
Lo stesso museo il 12 ottobre inaugurerà una sezione dedicata allo sport paralimpico; quel giorno sarà possibile avere un annullo postale speciale. La struttura, inoltre, continua ad ospitare una sezione dedicata ai 70 della consacrazione del Santuario della Madonna del Ghisallo quale patrona dei ciclisti. Per il 2020 sono già stati annunciati i tributi per i compianti Felice Gimondi e Fabio Casartelli.
Legata al “Lombardia” anche l’omonima “Gran Fondo”, in programma a Cantù domenica 13 ottobre con partenza alle 7.30 da corso Europa) e traguardo finale in piazza Garibaldi.

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