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Giro d’Italia. Storie di gregari

altCiclismo.  In occasione dell’edizione 2014, tre ex ricordano le loro partecipazioni alla “Corsa rosa”
Il via  a Belfast, in Irlanda del Nord, con una cronometro a squadre. Tutto è operativo per l’edizione 2014 del Giro d’Italia, che si concluderà domenica 1° giugno con la frazione da Gemona a Trieste. Un appuntamento sempre molto sentito dagli appassionati lariani che tra l’altro, proprio un anno fa, hanno applaudito il comasco Luca Paolini in maglia rosa.

Una gara, il Giro, che negli anni ha avuto al via tanti corridori di casa nostra. In attesa della gara 2014, abbiamo voluto riproporre all’attenzione dei lettori le storie di alcuni gregari che in un passato, più o meno recente, hanno partecipato alla “Corsa rosa”. Alcuni sono rimasti legati al mondo del pedale, altri hanno cambiato completamente vita.
Le vittorie sfiorate da Marco Lietti
«Ho partecipato cinque volte al Giro d’Italia, a quella che per ogni corridore italiano è la gara più attesa. E i ricordi sono tutti belli». Parola di Marco Lietti, originario di Dongo, 49 anni, ex corridore professionista che ora ha staccato completamente con il ciclismo.
Ora lavora in Svizzera, nell’amministrazione di una società che commercia carbone per le centrali elettriche. «Ho staccato con un mondo che mi piaceva sempre meno, dove contavano soltanto i soldi e il risultato. Mentre la gente amava anche i corridori che non vincevano che ma che provavano a compiere qualche impresa». Proprio come Lietti, il cui soprannome era “Cavallo pazzo” per le sue fughe. Con una di queste, peraltro, vinse al Tour de France del 1991.
Ma qui si parla del Giro d’Italia. «Nel giugno del 1992 – ricorda Marco – nella tappa di Imola fui battuto da Pagnin al fotofinish. Eravamo in fuga io, lui e Chioccioli. Impiegarono circa 40 minuti per determinare il vincitore, non si capiva bene chi avesse tagliato il traguardo per primo».
Due anni prima il comasco era stato maglia rosa virtuale nel Giro vinto da Gianni Bugno, che, come gli appassionati ricorderanno, aveva portato la maglia rosa dal primo all’ultimo giorno.
«Tanto per cambiare… ero andato in fuga con un gruppo di 30 corridori in una delle prime tappe – spiega – e per una settantina di chilometri sono stato maglia rosa virtuale, anche se poi siamo stati raggiunti».
Lietti correva con l’Ariostea. «Quando non avevamo uomini di classifica e puntavamo sulle volate, lanciavamo Adriano Baffi. Con Massimiliano Lelli nel 1991 è arrivato un bel terzo posto».
C’è poi un altro ricordo a cui Lietti tiene molto. «Quando siamo passati da Dongo: è stato bello tornare a casa. In un’occasione si è pure fermato il gruppo e a tutti è stato offerto un bel rinfresco».
Stefano Breme ha cambiato vita
«Il mio lavoro? Sono operatore in un distributore di carburante. Quello che in pratica tutti chiamano “benzinaio”». Stefano Breme, classe 1965, all’inizio degli anni ’90, quando era ciclista professionista, viveva a Inverigo.
Ma ha smesso presto e ora ha, appunto, un distributore a Ortonovo (La Spezia). «Proprio dopo il Giro d’Italia del 1990, che ho finito, mi sono reso conto che quel lavoro non faceva per me». Breme partecipò solo una volta alla Corsa rosa, ma non mancarono le gioie.
«Fu una grande fatica – ricorda – ma io e la mia squadra ci siamo tolti belle soddisfazioni, come la vittoria del nostro compagno Leonardo Sierra nella tappa che si è conclusa all’Aprica».
Era lo stesso Giro in cui Lietti su maglia rosa virtuale. Ma, al contrario di Marco, Breme non ha staccato con quel mondo.
«Come ho detto – spiega – ho lasciato il professionismo perché ho capito che non faceva per me e ho iniziato a lavorare nel mondo del commercio. Seguo comunque le gare e quando posso non disdegno un giro in bicicletta».
Ruggero Borghi Doppio podio di team
«Il Giro d’Italia? Si corre in casa e gli stimoli sono sempre tantissimi». Classe 1970, canturino, Ruggero Borghi è rimasto nel mondo del pedale, visto che ha uno studio di preparazione atletica, che prepara tabelle per gli sportivi, ciclisti compresi.
Più che a livello personale, al Giro d’Italia, le sue soddisfazioni sono state con la squadra «perché – spiega – alla fine ero un gregario, mi sembra la definizione più giusta».
«Serhij Honcar, mio compagno alla De Nardi – ricorda Borghi – nel 2004 chiuse secondo alle spalle di Damiano Cunego. Per una piccola squadra come la nostra fu una bella soddisfazione».
Più amara la piazza d’onore del 2000, con Francesco Casagrande, compagno di Borghi, che perse la maglia rosa nell’ultima tappa, la cronometro del Sestrière. Vinse Stefano Garzelli.
«Casagrande crollò nell’ultima tappa – rammenta Ruggero – e per noi tutti fu una grande delusione». Anche perché, doveroso ricordarlo, in termini economici i premi vengono sempre divisi con la squadra. «E tra il primo e il secondo posto posso garantire che la differenza è davvero notevole», conclude Borghi.

Massimo Moscardi

Nella foto:
Una immagine del 1997. Marco Lietti durante un allenamento con l’altro professionista comasco, Lorenzo Di Silvestro, sulla strada che da Argegno porta a Schignano. Lietti nella sua carriera vanta anche un successo di Tappa al Tour del 1991
7 maggio 2014

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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