Gisella Introzzi e quelle verità negate

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Il caso dei vigili
Tempi, modi e norme: così la Introzzi in consiglio ha “modificato” la realtà sul caso Fazio-Aiello

Lunedì sera, in consiglio comunale, si è probabilmente consumato il peggiore capitolo oscuro della vicenda che ha portato alla nomina del dirigente all’Informatica, Giovanni Fazio, a comandante pro-tempore dei vigili di Como. Protagonista, ancora una volta, l’assessore al Personale di Palazzo Cernezzi, Gisella Introzzi, che è intervenuta in aula per affermare la (sua) verità definitiva sul caso. Vediamo, dunque, cosa ha comunicato alla massima assemblea cittadina.
La prima preoccupazione

dell’assessore al Personale, lunedì sera, è stata dissipare «i dubbi sulla correttezza delle procedure che stiamo seguendo» per nominare il nuovo comandante della polizia locale. Per raggiungere questo obiettivo, Introzzi ha spiegato come l’iter per l’avvicendamento del numero uno dei vigili dovesse avvenire – come, effettivamente, da prassi – secondo le linee del documento comunale che ogni anno determina il fabbisogno effettivo del personale dell’amministrazione (il cosiddetto piano occupazionale). Ma su questo punto, Introzzi ha fatto un clamoroso autogol, per usare parole volutamente tenere. Perché – per giustificare l’impreparazione nel trovare rapidamente un sostituto di Graziani – Introzzi (davanti a 32 consiglieri e 8 colleghi di giunta) ha affermato che «nel 2013, quando il piano occupazionale è stato adottato, non si era ancora a conoscenza delle dimissioni per limiti di età (di Graziani, ndr)». Ecco, questo, semplicemente, non è vero. Ed è grave. Perché il documento in questione (quello con cui l’amministrazione poteva prevedere per tempo la sostituzione del capo dei vigili) venne approvato dalla giunta il 24 giugno 2013. E sapete quando venne protocollato ufficialmente l’addio di Graziani? Quasi un mese prima, il 30 maggio 2013. Quindi l’affermazione dell’assessore secondo cui la giunta “non era a conoscenza” dell’addio del comandante è semplicemente campata per aria. E il piano occupazionale approvato a giugno, in realtà, avrebbe probabilmente potuto prevedere la sostituzione di Graziani, senza dover poi ricorrere alla modifica ad hoc apportata a fine settembre per coprire il pasticcio. Pasticcio, peraltro, non da poco, perché le variazioni del personale devono essere necessariamente incluse nel piano occupazionale. E non averlo fatto a tempo debito ha ingenerato il caso. Insomma: una verità negata – se non proprio distorta – quella riferita in aula dalla Introzzi. Fatto di portata seria, perché tenere all’oscuro consiglieri e assessori nel momento in cui si decide di “dire la verità” in molti Paesi comporta le dimissioni.
Ma andiamo oltre. Nel suo discorso ufficiale, Gisella Introzzi ha anche pronunciato queste testuali parole: «Alla domanda se rispetto al percorso che abbiamo intrapreso esistessero alternative, la risposta chiara è no». Il “percorso intrapreso”, come noto, è quello dell’apertura di una procedura di mobilità (raccolta di curriculum di candidati e poi selezione), seguita, in caso di insuccesso del primo passo, da un concorso pubblico. Peccato che affermare in consiglio comunale che «non c’erano alternative» non risponda al vero. Perché, il giorno dopo l’addio di Graziani (11 febbraio scorso), se il sindaco Mario Lucini avesse voluto, avrebbe potuto immediatamente nominare il vice, Vincenzo Aiello, con un incarico fiduciario a termine. Questo passo – visto che Aiello aveva tutti i requisiti in regola – non si è voluto fare, che è ben diverso dal non averlo potuto fare. Scelta legittima, peraltro, che però si vuole inspiegabilmente negare.
In ultimo, l’assessore al Personale ha ribadito di avere tutta l’intenzione di concludere «nel più breve tempo possibile» l’iter di sostituzione di Vincenzo Graziani. Qui, non serve molto per “contestare” l’affermazione. Basti pensare che dalla formalizzazione dell’addio di Graziani (30 maggio 2013) a oggi, tutto ciò che è stato fatto dall’amministrazione è stato aprire le procedure di mobilità. Che, però, nessuno sa ancora esattamente a che punto siano. Intanto sono trascorsi 8 mesi e mezzo.
Ieri, sul tema, è stato Sergio Gaddi (Forza Italia) ad attaccare. «La Introzzi ha smentito sia se stessa, sia le spiegazioni date dal sindaco sulla mancata nomina di Aiello. È una situazione vergognosa, perché nessuno ha il coraggio di dire che si voleva tagliare fuori il vicecomandante e basta. Qualcuno, forse, dopo ciò che sta emergendo, farebbe bene a pensare a un passo indietro».

Emanuele Caso

Nella foto:
L’assessore al Personale, Gisella Introzzi

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