GIÙ LE MANI DALLA SOLIDARIETÀ

di DARIO CAMPIONE

Il Paese delle mille incoerenze
Per spiegare la tragedia di Brienno, che sta purtroppo trasformandosi in angosciosa farsa secondo una regola mai smentita dalla storia, prendiamo a prestito i titoli di due capisaldi dell’antropologia italiana: La fine del mondo di Ernesto De Martino e Il mondo alla rovescia di Giuseppe Cocchiara.
Due poli (non opposti) di un’unica vicenda. A luglio, in Centrolago, un mondo è finito. Per alcune famiglie, quelle che si sono viste spazzare via le case dalla cieca furia dell’acqua e del fango

, è finito per sempre.
Queste persone hanno perso tutto. Tranne la dignità. E il coraggio di andare avanti, comunque.
Il loro passato è ormai una tabula rasa, il futuro un piano inclinato di sole incertezze. Rese ancora più cupe dalla totale insensibilità delle istituzioni.
La frana del 7 luglio ha messo a nudo tutte le incoerenze e le irragionevolezze che dominano ormai da troppo tempo, in lungo e in largo, il nostro Paese.
A partire dalla decisione di non dichiarare lo stato di calamità naturale per il piccolo comune centrolariano.
Una scelta assurda, che ha avuto effetti ulteriormente devastanti sulla minuscola comunità centrolariana. Alle ferite della natura si sono infatti sovrapposte le piaghe (ancora più insopportabili) della burocrazia. Si potrebbe dire, con un luogo comune, che non c’è mai fine al peggio. Il mondo che per qualcuno era finito, infatti, è stato addirittura capovolto. Ma per tutti. È di ieri la notizia che i contributi raccolti a favore degli sfollati di Brienno dovranno essere tassati. In sostanza, il fisco mette le mani anche sulla solidarietà.
L’effetto è, appunto, simile a un universo rovesciato. Dove le regole producono risultati perversi. Opposti a quelli che chiunque potrebbe giudicare ragionevoli.
In un Paese in cui l’evasione fiscale è quasi un precetto, la tassa sulla fratellanza è roba da far salire il sangue alla testa.
Basti pensare a un unico particolare: a Brienno, proprio per la mancata dichiarazione dello stato di calamità naturale, chi si è visto distruggere la casa in pochi secondi deve oggi pagare per abbattere i ruderi e portare via le macerie.
La legge obbliga pure il sindaco a firmare un’ordinanza in tal senso, e soltanto per ragioni umanitarie (e non senza un coraggio che sconfina nell’incoscienza), il primo cittadino di Brienno ha per il momento soprasseduto.
Si diceva una volta, cornuti e mazziati. Ma in questo caso siamo oltre. Per carità, nessuno di noi vuole incitare alla rivolta fiscale, né mettere in discussione il quadro d’insieme delle regole, una cornice senza cui ogni movimento diventerebbe complesso. Ma di fronte a situazioni al limite, si deve reagire. Sembra assurdo, grottesco e assolutamente inaccettabile che quanto raccolto con la beneficenza debba passare al setaccio dell’erario.
A Brienno servono 4 milioni di euro per tornare alla normalità.
I primi 60mila euro sono stati dimezzati dall’Agenzia delle Entrate. Quale giudizio può trarre un cittadino colpito al cuore da un evento tragico qual è stato quello del 7 luglio da una simile vicenda? Come meravigliarsi per la crescita inarrestabile della sfiducia verso le istituzioni, a qualsiasi livello? Non si chiedono privilegi. Basterebbe far prevalere, per una volta, il semplice, vecchio buonsenso.

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