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Giuseppe, l’auto e l’Alzheimer

di Mario Guidotti

Giuseppe guidava l’auto da 65 anni, ha fatto anche servizio di taxi su e giù per il lago. Mai un incidente, a parte quella volta che è stato tamponato, mai un’infrazione che non sia stata per divieto di sosta, mai perso un punto della patente.

Ma quel giorno, sarà stato l’imbrunire, sarà stato il cambiamento della segnaletica, sarà stata la digestione, la cervicale o chissà cosa, ma sta di fatto che ha imboccato la rotonda all’incontrario. Cosa vuoi che sia? Pochi graffi alle carrozzerie, un po’ di spavento, magari anche una multa contenuta, ma tutto torna come prima.

E invece no. È arrivata la Polizia stradale e ha sospeso la patente a Giuseppe in attesa che facesse un po’ di esami. Più di tutto non gli è andata giù di andare dal neurologo, sì perché cosa c’entrava lui con “il medico dei matti”?

«Che giorno è oggi, Giuseppe?», inizia il medico.

«Lunedì». «Sì ma mi interessa la data, quanti ne abbiamo oggi». «Cosa vuole che sappia, non guardo l’almanacco». E ancora: «Quanto costa secondo lei Giuseppe un litro di benzina?». «Ma io faccio il pieno, che  cosa ne so, saranno cinquantamila lire». E così, domanda dopo domanda, salta fuori la verità: Giuseppe ha una forma iniziale di malattia di Alzheimer. Non è grave, se curato e stimolato può rimanere autonomo ancora per anni. Ma sicuramente non potrà guidare l’auto.

Ecco, la macchina, simbolo di libertà, di autosufficienza, di brillantezza ed anche di virilità per una certa generazione. Giuseppe non ci sta, si arrabbia, manda tutti a quel paese, litiga con i figli che prima gli tolgono le chiavi della Panda, poi addirittura devono scollegare lo spinterogeno per far finta che sia guasta, perché lui rischiava di volerla guidare ad ogni costo. Infine si chiude nel mutismo più assoluto. Non mangia, si lascia andare. Non ci sta a vivere una vita senza guidare. Non basta avere una bella famiglia, una posizione economica stabile e sicura, nipoti che ti vengono a trovare, addirittura che ti accompagnerebbero a trovare gli amici e a fare qualche giretto.

La guida della macchina era ai primi posti in una scala dei valori rigida, quasi granitica, immutabile. E così Giuseppe non legge più il giornale, sta seduto intere giornate sul divano a guardare il televisore o il vuoto. L’Alzheimer galoppa, le gambe progressivamente non vanno più. Tutti i famigliari provano a stimolarlo, gli amici delle bocce vanno a trovarlo, ma non c’è verso, senza l’auto Giuseppe non si sente più lui, anzi non si sente più un uomo abile. Ed è stato così che Giuseppe in sei mesi si è allettato e progressivamente spento.

Sarebbe andata diversamente se avesse accettato il limite? Secondo i medici sì. Ma secondo lui non era sopportabile una vita senza patente ed è stato così che la sua immodificabile scala dei valori non ha scalzato la macchina prima degli affetti, prima degli amici, di ogni valore, della stessa esistenza insomma.

22 Settembre 2018

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