Giuseppe Orsenigo

giuseppe_orsenigo_autore_smallL’AUTORE
Giuseppe Orsenigo, Brianza da collezione
Giuseppe Orsenigo (nella foto, click per ingrandire) è nato a Cantù  nel 1948. Si è diplomato nel 1966 all’Istituto d’arte della sua città (ora intitolato a Fausto Melotti), sotto la direzione di Norberto Marchi.  La sua attività artistica risale ai primi anni ’60  ma fino al 2001 – data della sua prima personale alla galleria Mauri di Mariano Comense – Orsenigo si è sempre rifiutato di esporre in pubblico le sue opere.  Attivo nell’ambito della progettazione di elementi di arredo, ed esperto conoscitore delle tecniche della lavorazione del legno, è titolare di un laboratorio artigiano in Brianza. Una vocazione che lo ha portato  a contatto con aziende prestigiose come la Ferrari. Il suo sito Internet è www.giuseppeorsenigo.it

giuseppe_orsenigo_opera_smallL’OPERA
La produttività “invischiata” nella crisi
Lorenzo Morandotti
Con il frammento di un’opera più ampia, Prigionieri di un sistema (tecnica mista del 2011), ora in una collezione privata,  Giuseppe Orsenigo conferma lo scopo del nostro percorso. Non esercizio di  bella scrittura (l’irresistibile  racconto Il critico d’arte di Dino Buzzati ha messo definitivamente alla berlina chi abusa di gerghi e paroloni) ma testimonianza, documento. Una finestra aperta su un atelier per capire quanto chi lo abita sappia farsi interprete di un territorio e dei suoi simboli. Qui  siamo nel laboratorio di un virtuoso dell’assemblaggio (più appropriato sarebbe dire “orchestrazione”) dei materiali più diversi, che dà vita a pitture in forma di bassorilievo. Con Orsenigo il taglio prospettico di questa rubrica  emerge con particolare chiarezza. Il simbolo  è presente in modo netto. Ma è la combinazione con il titolo a inquietare. E questo, è a ben vedere, uno degli scopi non secondari dell’arte: suscitare dubbi, solleticare perplessità, senza concedere verità apodittiche. Spezzare come un’ascia il mare di ghiaccio che è in noi, per parafrasare una celebre frase  di Franz Kafka del 1903.
In primo piano c’è una sega circolare, strumento di casa nell’operosa Brianza in cui Orsenigo vive e lavora. Viene usato per eseguire tagli rettilinei che richiedano elevati avanzamenti. Ma quel disco metallico dentato nell’opera di Giuseppe – che corrisponde in pieno al suo nome di battesimo perché di “mestiere” è artigiano del legno attivo nella progettazione di elementi d’arredo –   non gira più. È invischiato, appunto “prigioniero di un sistema”. E la colla che lo serra  – con quell’inquietante foro centrale – ha il colore dell’oro. La prima, istintiva ed epidermica lettura di un’opera che come molte del percorso creativo di Orsenigo dà ampi spazi d’interpretazione, indica  insomma la via un’allegoria immediatamente palpabile: l’economia in crisi che frena la produttività, anche quando è erede di una sapienza secolare.

GALLERIA  (clicca su una immagine per visitare la Galleria)
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