Giustizia al rallentatore: quindici condannati tornano liberi

La sentenza – non è stata motivata
Tempo di regali per la giustizia italiana. In sfregio agli anni di lavoro degli uomini della squadra mobile di Como. Ben quindici imputati del maxi-processo nato dall’operazione “X5” – che portò a sgominare ben due sodalizi criminali dediti all’importazione di droga soprattutto dal Sudamerica – sono potuti uscire dal carcere per decorrenza dei termini e sono tornati liberi. La motivazione, purtroppo, è presto spiegata: il codice prevede infatti che per pene non superiori ai 10 anni
entro un anno dal primo grado debba sopraggiungere il giudizio d’Appello. Cosa che non si è concretizzata, anche perché il giudice dell’udienza preliminare di Milano, Franco Cantù Rajnoldi – cui era finito il processo di primo grado – seppur molto severo nelle condanne, in 12 mesi di tempo da quel 10 febbraio 2010 non ha ancora depositato le motivazioni della condanna, rendendo dunque impossibile agli avvocati delle difese fare ricorso in Appello.
Da qui le istanze dei legali e le scarcerazioni dei detenuti (ben quindici) che avevano una pena non superiore ai 10 anni.
E dire che quella di cui stiamo parlando era stata un’operazione impressionante, sia per il numero di persone indagate dalle Procure di Como e di Milano – ben 51, tra cui molti corrieri della droga – sia per l’importanza delle persone coinvolte (due sodalizi furono sgominati), sia infine per i quantitativi di stupefacenti sequestrati, ovvero 337 chili di cocaina, 67 chili di hashish, 35 di marijuana e 5 di pasta di cocaina. Droga poi destinata a soddisfare il mercato del Comasco, ma anche del Milanese, del resto della Lombardia, del Veneto, del Lazio e della Sicilia. Anni di indagini, condotte dalla mobile di Como, partite da un primo sequestro del 1° dicembre 2003 all’aeroporto di Quito, in Ecuador (sequestrati 300 chili di cloridrato di cocaina) e proseguite fino al 2006. Ci vollero tre anni per ottenere le 51 ordinanze di custodia cautelare, tra carcere e domiciliari, dalla Procura di Milano. Provvedimenti che colpirono anche molti comaschi. Più di uno, nel frattempo, ha già definito la posizione con i patteggiamenti mentre un 54enne di Olgiate Comasco attende ancora il giudizio di primo grado in programma a Como a settembre. Altri, infine, sono stati condannati a Milano con pene pesantissime, anche fino a 14 anni. E proprio tra questi, quindici sono ora tornati in libertà grazie alla lentezza della giustizia.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Incredibile episodio di malagiustizia che ha riguardato un’operazione nel Comasco

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