Cronaca

«Giusto che le banche dicano no a chi è ricco e non investe»

Brenna: «Gli industriali che hanno grandi patrimoni personali e l’azienda in crisi non si lamentino»
Duemila posti di lavoro persi in tre anni. È il bilancio del settore tessile e chimico lariano visto dagli occhi della Femca Cisl di Como. Numeri devastanti, che trovano conferma nelle parole della “controparte” sindacale: i datori di lavoro, le associazioni imprenditoriali.
Una conferma in termini non tanto di cifre, quanto di andamento economico di un settore industriale che, assieme al metalmeccanico, regge le sorti della provincia di Como.
Dai numeri della Femca Cisl, si capiva che 2009 e 2010 erano stati anni tremendi per il tessile; nel 2011, però, si coglievano lenti segnali di ripresa. Sembrava che la crisi avesse allentato la presa, preparando un 2012 di rilancio. Invece, i primi 5 mesi dell’anno corrente sembrano riportare l’economia industriale al 2009. Sommando le crisi aziendali del tessile-chimico da gennaio a maggio, risulta che altri 500 posti di lavoro – dopo i 2mila già persi – sarebbero a rischio.
«Non è un problema solo nostro – commenta Graziano Brenna, componente del gruppo tessile di Confindustria Como – Stanotte sono tornato da Prato, dove le difficoltà sono identiche. Anzi, rispetto ad altri concorrenti il settore tessile comasco ha reagito meglio. Il tessile soffre, così come il legno-arredo e il metalmeccanico. Stiamo lottando per tenere le nostre imprese, stiamo combattendo contro bilanci che non lasciano spazi agli investimenti».
Secondo la Femca Cisl, le aziende tessili lariane hanno perso il 35-40% del fatturato, dal 2009. «Mi sembra una percentuale eccessiva – precisa Brenna – ma una perdita media del 20-25% è sicura». Sul fronte del credito, l’industriale comasco dà una lettura – in tempi di “caccia alla banca” – non comune.
«La banca vuole essere sicura che l’imprenditore sia disposto a investire nella sua azienda. Capita invece di vedere industriali con grandi ricchezze personali e l’azienda in difficoltà: queste persone non dovrebbero lamentarsi troppo con le banche».
Brenna conferma poi che, il 2012, così come emerso dai dati dei sindacati, è iniziato nel peggiore dei modi. Il tessile (e non solo) affronta una seconda ondata di crisi. «Nel 2008-2009 il sistema industriale era solido e robusto, quindi ha retto meglio. Ora, invece, le aziende sono indebolite. Fiaccate. Al pari di una persona convalescente, che esce da una brutta influenza. E faticano a reggere una congiuntura negativa».
«Una lettura – conferma Tiberio Tettamanti, presidente dell’Api di Como – che vale anche per il metalmeccanico: dopo il 2011, sembrava che il 2012 fosse l’anno della ripresa. Invece le aziende vedono nero. Il tessile nel 2008 aveva già affrontato un periodo di crisi, il metalmeccanico era solido e si difendeva egregiamente: ora, purtroppo, sta crollando».
Secondo Tettamanti, nessuno ha il coraggio o la possibilità di investire. Il problema del credito c’è, ma non è il principale, perché mancano innanzitutto gli ordini. «Ordini che, nel caso comasco, sono legati tra settori diversi: l’industria meccanica ha sempre lavorato per quella tessile, producendo i macchinari. Se il tessile si ferma – conclude il presidente dell’Api di Como – anche le aziende meccaniche ad esso collegate rallentano e perdono ordini».

Andrea Bambace

Nella foto:
Già il 2009 e il 2010 erano stati anni tremendi per il tessile. E nonostante le speranze del 2011, quest’anno sembra ancora negativo
16 maggio 2012

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