Gli 80 anni di Luciano Caramel

Luciano Caramel

Compie domani 80 anni (gli ha dedicato un eccellente ritratto sul “Corriere della Sera” Sebastiano Grasso) il critico e storico dell’arte comasco Luciano Caramel, nato in città il 13 dicembre 1935. Una vita per l’arte e la cultura,  in cui è sempre tenace la voglia di indagare i legami profondi tra l’opera, il suo creatore e il suo tempo, non sottraendosi mai, ove necessario, al dibattito e alla polemica. Caramel nel 1970 collabora alla Biennale a Venezia di cui è commissario nel 1982. Commissario della Quadriennale di Roma nel 1993, la sua carriera accademica si svolge, nell’arco di un cinquantennio, nei ruoli di rettore dell’Accademia Albertina di Torino, nell’anno accademico 1976-1977, di vicerettore dell’Accademia di Brera, dal 1979 al 1982 (e di recente è stato candidato al ruolo di direttore), di professore ordinario di Storia dell’arte moderna all’Università di Lecce, infine di professore ordinario di Storia dell’arte contemporanea alla Cattolica di Milano e Brescia (fino al 2008).

Ha scritto, in ambito contemporaneo, sull’opera di Medardo Rosso, di Manlio Rho, Mario Radice e degli altri astrattisti italiani degli anni Trenta, del M.A.C., di arte cinetica e programmata, dell’architettura futurista di Antonio Sant’Elia.In ambito moderno ha scritto su Girolamo Borsieri e sulle collezioni di Federico Borromeo.

Da segnalare che di recente – a vent’anni di distanza dalla prima – è uscita una nuova edizione del volume curato dallo storico dell’arte comasco Luciano Caramel “Arte in Italia tra il 1945 e il 1960” (pp. 426, 35 euro), da tempo introvabile. L’iniziativa è di Vita e Pensiero, la casa editrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove lo studioso ha come detto insegnato a lungo. La nuova edizione sottolinea quanto sia tuttora attuale il racconto delle vicende artistiche italiane nel periodo preso in considerazione dalla ricerca, che fu cruciale sotto vari profili: politico, sociale, economico, e quindi anche culturale. Dopo la caduta del fascismo pittura e scultura, e con esse la critica e la storiografia, furono più libere e aprirono lo sguardo oltre i confini nazionali alla ricerca di esperienze inedite. Il libro è frutto del lavoro di un’équipe di specialisti coordinati da Luciano Caramel, in gran parte accomunati dal rapporto con l’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università Cattolica di Milano e Brescia, ma in collaborazione con altri di differente estrazione. Non sono mancati nel corso degli anni interventi polemici di Caramel sulla vita culturale di Como, anche dalle colonne del nostro quotidiano. «Inutile combattere il degrado delle zone pregiate di Como se non se ne affrontano le cause originarie. Dove ora si trovano tossicodipendenti e desolazione bisogna riportare la vita» aveva detto ad esempio nel 2002, sostenendo un radicale ripensamento dei luoghi e delle loro funzioni, anticipando i temi al centro del “chilometro della conoscenza”: «Per portare i turisti a Como e per valorizzare le risorse naturali e storico-artistiche del nostro territorio servono scelte precise. Penso soprattutto alla creazione di un percorso unico che colleghi Villa Olmo a viale Geno, attraverso i giardini e piazza Cavour. Nascerebbe un luogo unico e di rara bellezza, inscindibilmente legato al recupero di angoli e strutture ora preda del peggior degrado». Paradossalmente, proprio lo stadio potrebbe essere il fulcro della rivitalizzazione dell’area. «Basterebbe restituire alla vocazione originaria la struttura, facendone una struttura polifunzionale aperta tutti i giorni alle diverse discipline, dal calcio al ciclismo, dall’atletica al nuoto. Bar e ristoranti potrebbero completane il recupero, e trasformare un’area desolata in un centro propulsivo della città». Sta a cuore di Caramel anche il futuro di Villa Olmo che «dovrebbe essere restituita al suo ruolo di motore di eventi culturali di respiro nazionale e internazionale – aveva detto nel 2002 – Si tratta di un edificio straordinario, il cui utilizzo per grandi manifestazioni è drasticamente limitato dalla presenza del Centro Volta. Pur riconoscendo l’attività di grande livello dell’istituto, ritengo che sarebbe quanto mai opportuno un suo trasferimento altrove per restituire Villa Olmo alla sua vocazione originaria, ovvero sede di manifestazioni di altro livello e grande richiamo». Lapidario il suo parere rilasciato al “Corriere di Como” nel 2007 a proposito del destino di Palazzo Volpi: «La Pinacoteca di Como è morta senza un progetto». A  proposito del complesso di via Diaz, Caramel da tempo sostiene come sia essenziale il recupero dell’attiguo ex carcere di San Donnino per adibirlo a spazio dedicato all’arte contemporanea.

In occasione dei suoi settant’anni  l’editrice della Cattolica Vita e Pensiero aveva pubblicato il libro “Il presente si fa storia. Scritti di storia dell’arte in onore di Luciano Caramel” (pp. 868, 60 euro), volume di quasi novecento pagine che raccoglie settantaquattro testi dedicati a tematiche storico-artistiche comprese tra la fine dell’Ottocento e la più stretta attualità. È questo infatti l’arco temporale su cui si sono concentrati gli studi di Luciano Caramel, critico e storico dell’arte contemporanea comasco, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università Cattolica, con cui hanno collaborato o si sono formati buona parte degli autori dei testi. Tra loro ci sono anche studiosi e storici dell’arte di origine lariana, come Elena Di Raddo e Alberto Longatti, mentre nel volume non mancano saggi su argomenti riconducibili al territorio comasco, come quello dedicato a Carla Badiali da Piero Quaglino o alla basilica di San Vincenzo a Galliano, di cui si celebra il millenario, da Marco Rossi. Di grande interesse è inoltre la bibliografia completa degli scritti di Caramel curata da Kevin McManus, poiché fornisce una visione dettagliata dell’itinerario critico compiuto da questo studioso. Scorrendo le svariate centinaia di voci di cui è composta, vediamo risaltare la figura di Medardo Rosso, poi gli artisti del cosiddetto “Gruppo Como” (in copertina spicca un particolare da Composizione 43 di Manlio Rho), quindi la situazione astratta in Italia tra gli anni Trenta e i Cinquanta, gli esponenti dell’area segnica e lirica dell’Informale e le figure di spicco della scultura italiana degli ultimi decenni. La bibliografia contempla anche scritti dedicati a due interessi peculiari del critico comasco: le arti applicate, in particolare l’arte tessile, e il rapporto tra arte e spiritualità.

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