Gli albergatori: «Favorevoli al recupero degli hotel storici»

Turismo – Per il rilancio del settore è indispensabile saper attirare gli investitori. «Far rinascere il “Grande Bretagne” o il “Milano” è un valore aggiunto per l’economia lariana»
L’associazione degli imprenditori critica invece la realizzazione di strutture ricettive lungo la tangenziale a Como
Gli alberghi devono nascere, o risorgere dalle loro ceneri, soltanto dove esiste un’effettiva richiesta. «E devono avere requisiti precisi: esaudire i desideri di una clientela che ormai, sul Lago di Como, ha raggiunto un certo livello qualitativo – dice il presidente degli albergatori comaschi, Roberto Cassani – Sono perciò sicuramente favorevole a progetti di recupero di strutture di lusso come il Grande Bretagne di Bellagio».
C’è però anche l’altra faccia della medaglia.
«Non

capisco, invece, quando si vuole investire su nuovi hotel situati in luoghi, a mio avviso, inadatti a una città e a un territorio a vocazione turistica qual è il nostro. Mi riferisco, ad esempio, al piano di recupero dell’area ex Danzas, in viale Innocenzo». Un lavoro davvero imponente, da realizzare su un’area di 22mila metri cubi sviluppati su oltre 7mila metri quadrati di superficie. Un’area su cui si vorrebbe costruire un hotel a 4 piani con 152 camere. «Avere un maggior numero di posti letto ma in una zona francamente non appetibile come la tangenziale non ha senso. Non avrebbe appeal turistico. Discorso differente sarebbe il veder sorgere un hotel a 4 stelle in una località come Bellagio – prosegue Cassani – Non abbiamo in città un problema di afflusso di visitatori tale da non sapere dove sistemarli. Un simile fenomeno accade soltanto di rado. Pochi giorni all’anno. Ecco perché sarebbe meglio puntare su qualità e fascino delle sistemazioni».
E pensare a una rinascita del Grande Bretagne sarebbe sicuramente «un valore aggiunto. Bisogna cercare di attirare gli investitori, anche per casi quali l’Hotel Milano di Brunate, e fornire loro gli strumenti necessari per poter lavorare senza impantanarsi nella burocrazia nostrana», dice ancora il presidente degli albergatori lariani.
«Oggi siamo soffocati dalle scartoffie. E bisogna avere le spalle ben coperte da un punto di vista finanziario. Si rischia di aprire avendo già debiti da dover saldare per anni. O si ha alle spalle una grande catena alberghiera che ha la voglia e le possibilità di rischiare, oppure è un vero e proprio balzo nel vuoto».
Il discorso si sposta anche sulle infrastrutture necessarie a far decollare il turismo sul lago. A cominciare dalle strade.
«Si parla sempre, e a ragione, dei disagi lungo la Regina. Ma un aumento dell’offerta ricettiva alimenterebbe i problemi anche sulla Lariana che conduce a Bellagio».
Tra le soluzioni prospettate anche quella di incentivare gli spostamenti via lago. Utilizzando i battelli anche per il trasporto dei pullman turistici. Strategie parzialmente condivise pure da altri operatori. «Ci batteremo per la rinascita del Grande Bretagne. È una struttura magnifica, situata in una posizione stupenda. Sarebbe un hotel in grado di attirare un gran numero di turisti e rendere ancor più vivo il paese – dice Luca Leoni, albergatore e vicesindaco di Bellagio – Ora, dopo che in Comune verrà realizzato il Piano di governo del territorio (Pgt) sarà decisivo capire come vorrà muoversi la proprietà. Davanti a un eventuale immobilismo, l’amministrazione comunale non potrà purtroppo fare altro che compiere i lavori di ordinaria manutenzione delle pertinenze pubbliche. Sarebbe però un vero spreco non valorizzare questa opportunità». Diversa l’opinione sui piani di intervento elaborati in città, a partire dall’ex Danzas.
«Ogni nuova struttura, sia essa affacciata sul lago o in tangenziale, può intercettare una sua clientela», conclude Leoni.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Il Grande Bretagne, a Bellagio, è chiuso ormai da moltissimi anni. Per il Lago di Como è una perdita secca d’immagine

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