Cronaca

Gli Albergatori: «Troppi cinque anni senza lago»

La categoria pronta a farsi sentire con la nuova amministrazione per ripristinare l’arredo urbano
Lungolago, appello degli Albergatori al nuovo sindaco, chiunque sia, perché si metta una mano sul cuore e risolva la situazione.
Sì, perché per Roberto Cassani – titolare dell’Hotel Metropole Suisse di Como (proprio di fronte al cantiere delle paratie) e nuovo presidente dell’Associazione Albergatori della provincia di Como, “costola” di Confcommercio Como – l’intervento infinito che ha cancellato la vista del lago è un’autentica spina nel fianco.
«Riaprire il lungolago, pur temporaneamente, è fondamentale», dice Roberto Cassani. Anche se è sconfortato: «Ormai credo che siamo arrivati a un punto di non ritorno, le decisioni sul progetto paratie di Como sono di competenza regionale, ci toccherà bussare al Pirellone. Ma mi auguro fortemente che la nuova giunta della città possa realizzare una revisione del progetto. Siamo alla quinta estate con la vista del lungolago impedita dalle palizzate. Così non si può andare avanti».
E dopo un intero lustro di quaresima, adesso si aggiunge l’amara sorpresa di un’altra fetta di pregiata “corniche” lariana che risulta essere piena di magagne: per la passeggiata romantica che porta tra dimore storiche e paesaggi da cartolina verso Villa Olmo, su cui da mesi insiste già un cantiere di ristrutturazione dei muri a lago da 300mila euro, pende la spada di Damocle del rischio di crolli, cedimenti e dissesti. Un altro bel biglietto da visita negativo per il capoluogo lariano. Cassani, che ne pensa?
«La notizia di ulteriori problemi sul lungolago è la classica ciliegina sulla torta, è quello che ci voleva – dice – Non ci sono ulteriori parole da spendere. Da troppi anni affrontiamo un lungolago sempre più sbarrato, prima solo per un terzo e ora per due terzi. Quel che mi lascia perplesso è che teoricamente il cantiere è in attività, ma dà l’impressione che non si sappia davvero cosa fare. Non mi pare che né l’impresa che ha in appalto i lavori né l’amministrazione locale sappiano davvero che direzione prendere».
Di fronte alla somma di così tali e tanti problemi, dal quinquennio di calvario alle incertezze sul presente e sul futuro, come detto gli Albergatori in attesa del verdetto elettorale sono pronti a farsi sentire.
«Ci faremo portavoci come categoria, bussando alle porte della nuova amministrazione che si insedierà a Palazzo Cernezzi dopo l’esito delle urne, e su questa emergenza del lungolago cercheremo di relazionarci, in una maniera o nell’altra – dice il presidente degli Albergatori comaschi Roberto Cassani – Anche in concerto con altre associazioni di categoria coinvolte dal problema, siamo pronti a rivolgerci pure più in alto, in Regione se necessario. Vogliamo capire se è possibile una revisione del progetto. Le paratie da automatiche sono diventate manuali, in corso d’opera. Così come sono progettate ora, non hanno molto senso».
Uno spiraglio di ottimismo il manager lariano però lo conserva: «Così come stanno le cose, c’è un margine di operatività per riconsiderare il tutto con concretezza: si torni all’ipotesi di un decente arredo urbano, senza più l’impiccio delle paratie. Variante più, variante meno, vale la pena puntare a quello che davvero ci interessa: è davvero triste vedere la sera, specie di sabato la passeggiata sul lungolago pressoché deserta. Nessuno vuole andarci, con quelle palizzate che ostruiscono la vista. E pensare che prima era sempre affollata, era tutto uno sgomitare di turisti e residenti».
«Per fortuna – aggiunge Cassani – da noi il turismo non è stanziale ma di passaggio, in media si pernotta 2,5 giorni e la clientela è “distratta” da altre mete. Finché sarà in azione – visti i tagli sempre più profondi – ad esempio c’è il servizio di trasporto con i battelli. E le bellezze di arte e natura non mancano. Ma la notizia del muro e delle paratie ha fatto il giro del mondo e il danno d’immagine rischia di essere netto. Ed è un peccato: il lungolago dovrebbe essere il nostro fiore all’occhiello e ce lo siamo negato. Eppure uscirne non è impossibile: anche se l’ipotesi di un “Zambrotta bis” non è proponibile, non credo serva un summit in stile “G8” per avere un dignitoso arredo urbano. Ma l’immobilismo di cui soffriamo è sconcertante. A conti fatti, e parlo da manager, se un’azienda privata avesse gestito il problema in un modo simile, avrebbe già portato i libri in Tribunale».

Lorenzo Morandotti

16 maggio 2012

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