Gli altri tesori da esplorare sul Lario

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Molte scoperte archeologiche nel Comasco si sono susseguite nel corso degli ultimi lustri. Ne dà conto con dovizia di dati e in un affresco sintetico quanto esauriente il nuovo volume della “Storia di Como” dedicato alla città romana, e dedicato alla memoria del professor Giorgio Luraschi, insigne latinista e archeologo lariano scomparso nel luglio del 2011.
Il volume ospita tra l’altro il suo ultimo saggio. Ma quali sono i tesori in provincia su cui ancora si indaga? Ad esempio il castelliere

preistorico del Monte Caslè a Ramponio Verna, sul quale da anni il Museo Giovio di Como conduce indagini su concessione del ministero per i Beni Culturali.
Mentre in città grandi sono le speranze per l’auspicata apertura, a oltre dieci anni dall’avviamento del progetto di recupero della Porta Pretoria, la principale via d’accesso della città romana. Il progetto, finanziato dalla Fondazione Cariplo, ha infatti già portato al restauro del monumento e alla messa in sicurezza degli ambienti, nonché al recupero dei materiali lapidei.
Quanto alle mura romane, che non rientrano al momento in alcun progetto di valorizzazione, è stato loro dedicato, dalla Società Archeologica Comense, uno studio cronologico che ne segue le trasformazioni nei secoli. Ad aver ritrovato, invece, il suo splendore, è il complesso monumentale di viale Lecco, ingente struttura di oltre 2.500 metri quadrati databile, probabilmente, alla prima età imperiale. Lo si può visitare sotto l’autosilo del Valduce.

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