GLI ANZANI NON POSSONO REAGIRE

di GIORGIO CIVATI

Servizi da incrementare
Un ospedale non è fatto di soli muri. È fatto di gente che soffre e fortunatamente, spesso, guarisce. È composto da medici e infermieri ma anche da magazzinieri e cuoche. È un insieme di storie, emozioni, vite. E questo lo sanno probabilmente tutti. Però è anche un insieme di strutture, infrastrutture, servizi che vanno a sommarsi e ad affiancare l’edificio vero e proprio, che rendono vivibile e raggiungibile la struttura, che la rendono una parte organica e organizzata di un territorio, di
una comunità. E da quest’ultimo punto di vista a Como qualcosa non va.
L’ospedale cittadino c’è, lo sappiamo: a fatica, però Como è riuscita a trovare un progetto condiviso da tutti; ha avuto forse pochi soldi e parecchi ce li ha messi “in proprio”, arrivando a vendere lasciti e proprietà che invece sarebbero potuti servire ad altro, ma tutto questo è ormai alle spalle. Il nuovo Sant’Anna è lì, a lato della statale Varesina, tra San Fermo della Battaglia, Montano Lucino e Como. E tra meno di un mese comincerà a funzionare davvero.
Il problema emerso ieri, però, è che quel nosocomio, inteso come insieme di infrastrutture e servizi, già ora mostra qualche lacuna, lascia presagire più di un problema. Raggiungerlo, il nuovo Sant’Anna, non sarà infatti cosa facile, perché i bus per l’ospedale saranno “solo” un ripiego, un adattare linee preesistenti alle nuove esigenze. E questo, lo diciamo senza mezzi termini, davvero non va.
Il problema è il solito, i soldi che mancano. E in questi tempi di crisi generalizzata, di finanze pubbliche asfittiche, di tagli e risparmi, pare non si possa fare altro. Ce lo dice il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ce lo ripete l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità Raffaele Cattaneo, lo confermano sindaci e amministratori anche locali. E ci crediamo. Però ci permettiamo di sottolineare quanto affermato già prima, e cioè che un ospedale è fatto sì di sale operatorie e infermieri, di camere e attrezzature, ma anche di mezzi per arrivarci. Specie per le categorie più deboli, per esempio gli anziani. Ai quali un ospedale nuovo, bello e all’avanguardia serve a poco se, per esempio, per andare a trovare un parente risulta scomodo, difficile da raggiungere coi mezzi pubblici, poco servito.
Non si poteva fare altro? Forse no, e quindi l’aver “dirottato” una linea su due di quelle già esistenti per San Fermo sul nuovo Sant’Anna è il massimo. Però non è un gran risultato, perché i bus da e per l’ospedale saranno uno ogni 15 minuti nelle ore di punta e uno ogni mezz’ora per il resto della giornata. E stiamo parlando di una struttura sanitaria dove ci sarà gente che esce alle 9 di sera perché ha assistito un malato, ci va alle 6 di mattina per un’emergenza e ci torna alle 4 del pomeriggio.
Non si poteva fare altro, a questo punto, ma forse una maggiore programmazione anche dei collegamenti era da farsi “prima”, magari con qualche riflessione più approfondita sulla viabilità, sui parcheggi

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