Gli architetti: «Como e Milano complementari, manteniamo le nostre eccellenze e miglioriamo i collegamenti»

Como, panorama, vista dall'alto

Como satellite o partner di Milano? Siamo un mero “dormitorio” più o meno di lusso per chi studia o lavora nel capoluogo lombardo o possiamo esprimere una vocazione autonoma?
Domenica scorsa abbiamo intervistato l’architetto Stefano Boeri su questo tema, e il padre del “Bosco verticale” milanese ha suggerito tra l’altro ai comaschi di valorizzare il ruolo di “cerniera” che ha Como fra Nord e Sud.
Opinione condivisa anche dal presidente dell’Ordine degli Architetti di Como, Michele Pierpaoli: «Siamo parte di un territorio densamente popolato, una regione di 10 milioni di abitanti con città che devono sapere esprimere un valore policentrico rispetto al capoluogo. In una circonferenza che abbia un raggio di 40 chilometri con Como al centro si abbraccia anche la vicina Svizzera, per un totale di circa 6 milioni di abitanti con una densità di 1.200 abitanti a chilometro quadrato. Insomma una grande città metropolitana continua, in parte densa in parte diffusa in un sistema di relazioni fittissimo. Quindi la riflessione su questo tema è centrale».
Quale rapporto dobbiamo avere con una città come Milano, che è metropoli di livello nazionale, capitale sul piano delle funzioni direzionali a livello economico ma anche culturale e politico visto il ruolo di riferimento che ha Regione Lombardia?
«Sulla carta può apparire un confronto impari – dice Michele Pierpaoli – dove, nell’essere tra i due poli, a Nord e a Sud, è fortissimo oltre all’effetto “cerniera” anche il rischio “tenaglia”, e di subire la fortissima attrazione gravitazionale e il ruolo gerarchico del centro maggiore che in questi anni vive un momento di poderosi investimenti e quindi di crescita. Il rinnovamento urbano a Milano è stato peraltro programmato con largo anticipo e la macchina sembra inarrestabile». Come dialogare ad armi pari, quindi? «Ad esempio ottimizzando quanto prima i tempi di percorrenza e la frequenza dei trasporti su ferro tra le due realtà, oggi è in proporzione più concorrenziale l’asse Milano-Torino. E poi occorre che Como lavori molto sulla complementarietà, cioè mantenga quelle funzioni specifiche che la distinguono, nella storia e nell’attualità. In ambito produttivo penso a ciò che ci ha caratterizzati e ci caratterizza ancora, e cioè l’eccellenza nel tessile e nel legno arredo. In questi due settori siamo eccellenti complementi a quanto Milano sa esprimere nel mondo della moda e in quello del design con il Salone del Mobile. E c’è poi un altro ambito in cui Como potrebbe esprime il meglio ed è la potenziale qualità della vita, che vede protagonista il Lario per virtù naturali proprie oltre ai valori storici e culturali. Sono qualità che andrebbero ulteriormente sviluppate per maturare un rapporto virtuoso con Milano e dove il ruolo della Regione Lombardia è decisivo per garantire uno sviluppo equilibrato di tutti i territori».
In concreto cosa potrebbe comportare? «Penso, se i collegamenti fossero resi più efficienti, che Milano potrebbe trovare un alleato in Como non solo sul piano dell’edilizia residenziale, ma anche nel terziario evoluto e in generale nei servizi, grazie anche all’attrattività del suo territorio: ambiti in cui Como potrebbe giocare un ruolo di primo piano richiamando anche investimenti».

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