GLI ATTENTATI FINANZIATI CON I KEBAB

di AGOSTINO CLERICI

I rischi di una zona di confine
Le frontiere sono una nozione che il nostro mondo digitale e virtuale sembra aver superato. Ma la geografia reale – l’unica che esista veramente – le conosce ancora, e, anche quando sono politicamente smantellate o ridotte alla stregua di una linea di confine immaginaria – come è tra i Paesi dell’Unione Europea – anche allora le frontiere hanno un impatto culturale ancora vivo sui popoli e li dividono in italiani, francesi, tedeschi, e così via.
Figurarsi laddove la frontiera è ancora contrassegnata
da uno stop e da controlli, dove esiste tuttora una dogana. È il caso del confine italo-svizzero.
Oltre al Brennero, la direttrice che unisce l’Italia alla Germania passa da Chiasso e quindi da Como.
Il territorio lariano ne subisce contraccolpi, che potranno anche essere positivi per alcuni vantaggi legati al bacino del lavoro oltre la frontiera. Ma la Svizzera confinante con la stessa città di Como ne fa una risacca appetita anche a chi delinque o ordisce trame non sempre limpide per motivi politici o religiosi.
L’ultima indagine sul terrorismo islamico nel nostro Paese – partita da Terni – ha portato all’arresto in Lombardia di un cittadino turco su cui pendeva un mandato di cattura internazionale per terrorismo.
Le indagini hanno riguardato anche il territorio della provincia di Como e sono stati perquisiti sette appartamenti e la sede di un’associazione curda.
Guarda caso, la zona interessata è proprio quella a ridosso del confine con la Svizzera. Da Terni a Como e in altre regioni d’Italia ecco la scoperta di un’organizzazione legata al Partito Hezbollah curdo rivoluzionario (che in Turchia mira alla creazione di uno Stato islamico retto dalla sharia): essa infiltrava clandestini nel nostro Paese con lo scopo di far loro ottenere con falsa documentazione l’asilo politico e il permesso di soggiorno e impiegarli poi nel mercato del kebab.
Ma è naturale che la ristorazione etnica sia solo la faccia regolare di una organizzazione sovversiva internazionale resasi responsabile di reati in Italia, in Europa e in Turchia per terrorismo, droga ed altro.
Sia chiaro, chi è amante dei piatti della cucina turca e islamica, può continuare a frequentare i locali che li cucinano.
Notizie come questa non ci devono rendere culturalmente impermeabili e sospettosi oltre misura. Ma prudenti sì. Attenti a quanto si muove sul nostro territorio, così particolare. Fiduciosi nel lavoro dell’intelligence e delle forze dell’ordine.
Forse, pur nel dovere dell’accoglienza che non è solo un precetto cristiano, bisogna essere rispettosi anche di quelle norme giuridiche che regolano la concessione dell’asilo politico e del permesso di soggiorno, che bene o male garantiscono la collettività e l’ordine pubblico.
Certo, chissà quante volte accade anche nella nostra Italia che attività commerciali apparentemente legali ed innocue creino i proventi per azioni malavitose.
Ma scoprire che i soldi con cui compriamo il kebab possano servire a organizzare attentati terroristici non è molto bello.

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