Gli autotrasportatori e il caos viabilistico. «Chiediamo reciprocità. Tir in sosta in Svizzera»

«Reciprocità». È la richiesta avanzata alla Svizzera dal presidente degli autotrasportatori della Cna del nostro territorio.
Una reciprocità che regolarmente, ogni anno, viene a mancare quando la neve ricopre le strade elvetiche e la Confederazione, per non aver ulteriori problemi, in particolare all’imbocco del tunnel del Gottardo, sbarra la dogana commerciale bloccando tutti i Tir al di qua del confine.
«Non è la prima volta che si verifica questa situazione, con code chilometriche di camion lungo l’autostrada – afferma Luca Riva, presidente di Fita Cna di Como, Lecco e Monza – Quando nevica, gli svizzeri chiudono la dogana. Il loro problema è il Gottardo: quando non è accessibile per la neve o cominciano il servizio di spazzaneve, chiudono anche la dogana di Brogeda, fermano cioè a monte, 150 chilometri prima del Gottardo, l’afflusso di mezzi pesanti».
Da questa abitudine elvetica scaturisce il lungo serpentone di Tir in sosta lungo l’Autostrada dei Laghi. E spesso i mezzi pesanti escono dall’A9 e invadono le aree circostanti, alla ricerca di uno spiazzo dove sostare.

«Noi camionisti paghiamo il transito sulle autostrade svizzere – puntualizza Riva – Un po’ di mezzi pesanti dovrebbero prenderseli anche loro: potrebbero smistarli lungo i 150-180 chilometri che separano Chiasso dal Gottardo. Siamo pronti a chiedere un tavolo di confronto con le autorità elvetiche: così non si può andare avanti».
Anche perché, fa notare il presidente della Federazione degli autotrasportatori di Cna, «la dogana merci italiana è rimasta aperta, dal Ticino i camion hanno potuto entrare in Italia in questi due giorni, dunque noi non abbiamo creato nessun disagio oltre confine». Per questo motivo, Riva chiede «un po’ di reciprocità, nulla di più».
«Noi abbiamo tenuto aperta la nostra dogana – attacca il presidente di Fita Cna – loro facciano lo stesso. Ma non solo. Da Chiasso al Gottardo ci sono circa 150-180 chilometri di strada: penso che un po’ di camion possano essere spalmati lungo qualche chilometro di strade in Ticino. Anche perché non tutti i mezzi pesanti che transitano da Como sono diretti oltre il Gottardo: una parte deve scaricare la merce in Ticino, dunque potrebbe passare regolarmente, scaricare e tornare in Italia pure se il Gottardo fosse chiuso. In tal modo si ridurrebbero le code di mezzi pesanti in A9».
Il problema per il territorio comasco è proprio quello di dove mettere i Tir che, diretti oltre il confine, man mano si fermano in autostrada, mettendosi in coda uno dopo l’altro, in attesa che la dogana svizzera riprenda l’attività.
«Non possiamo certo pensare di iniziare a fermare i veicoli a Milano o a Brescia perché le previsioni dicono che magari nevicherà in Svizzera – sottolinea Riva – Aree di sosta come quella di Lario Tir, che offre agli autisti la possibilità di rifocillarsi e di fare una doccia, sono del resto insufficienti quando i Tir in attesa sono talmente numerosi da formare una coda ininterrotta da Lomazzo a Como. Così sull’A9 si crea una situazione inaccettabile, sia per i camionisti sia per gli automobilisti. Gli autisti stranieri, che guadagnano magari 700 euro al mese, non sono inoltre disposti a spendere 15 euro per trascorrere una giornata a Lario Tir e così cercano spazi alternativi per la sosta».
Bisogna tenere conto che il problema dei Tir parcheggiati dove capita si verifica anche nei fine settimana, quando la dogana è regolarmente chiusa, e i camion, soprattutto stranieri, arrivano e sostano in attesa della riapertura degli uffici doganali.
«Anche in queste occasioni, gli autisti stranieri difficilmente scelgono di sostare a Lario Tir perché per loro costa troppo – conclude Riva – Nel resto d’Europa vi sono leggi che impediscono agli autisti di fare le pause sui mezzi nei weekend, costringendoli così a riposare in alberghi, abitazioni o aree di sosta attrezzate con alloggi, in modo tale che anche i camion vengano parcheggiati correttamente. È così in Francia e in Germania, per esempio. Anche noi abbiamo tentato di ottenere una legge simile qui in Italia, ma il governo non ci ha mai dato retta».

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