Gli edili: «Il Comune di Como sia capofila per il recupero delle aree dismesse»

Area Ticosa

Il Mipim è la fiera del mercato immobiliare considerate leader nel mondo. Si svolge dal 12 al 15 marzo al Palais des Festivals in Boulevard de la Croisette, a Cannes. Istituito nel 1990, è un evento di 4 giorni che riunisce gli operatori più influenti di tutti i settori dell’industria immobiliare internazionale. Vi si ritrova ogni anno l’intera catena del valore e offre un accesso ineguagliabile a innumerevoli progetti di sviluppo e ricerca di capitali in tutto il mondo. La scheda sintetica che descrive l’evento parla di 26.000 partecipanti, 3.100 aziende espositrici da 100 Paesi, oltre 5.400 investitori coinvolti.
Ance Como, l’associazione degli edili lariani, aveva proposto alla città lariana di essere presente a questa fiera con il suo ampio portfolio di aree dismesse da ripensare: Ticosa, ex Sant’Anna, San Martino, area Lechler-Albarelli. Ma l’edizione di quest’anno ormai alle porte non ne vede traccia. Ci sono invece città come Brescia e Mantova e naturalmente Milano che vive una fase di espansione edilizia e attrae capitali e investitori.
«Peccato per l’occasione persa – dice il presidente di Ance Francesco Molteni – Alla fiera Mipim convergono tutti i territori di interesse edilizio e in particolare le città che hanno da proporre luoghi significativi perchè possano essere attrattivi per investimenti immobiliari, e vi convergono anche i fondi che hanno la disponibilità liquida per investire nelle città. Con la nostra proposta puntavamo a far partecipare il sistema Como con l’obiettivo di far capire quanto esso sia strettamente sinergico rispetto a Milano che oggi è un luogo dove i finanziamenti internazionali stanno arrivando. Avremmo giocato una carta importante per far capire quanto Como è attrattiva per gli asset internazionali. Como ha enormi potenzialità da sfruttare, offriamo benefit in termini di turismo, accoglienza e natura che la stessa Milano non ha».
Due velocità diverse, però. Milano è “sexy”, edifica, e con qualità. E attrae capitali. A Como siamo ancora ai preliminari o a come sarebbe bello attuarli. «Il dato che emerge fortissimo in questo panorama – dice Molteni – è che Milano sta tirando moltissimo, da dopo l’Expo è diventata catalizzatrice e avrà una trasformazione significativa. Si è stati capaci di attuare e realizzare le infrastrutture oltre agli edifici, perché non può esserci disconnessione tra le due cose. I fondi internazionali partono da un principio molto banale ma solido: quanto dista l’area per fare l’investimento dal primo centro nevralgico? Se il tempo oltrepassa la mezz’ora l’investimento diventa meno appetibile. Quindi avere infrastrutture efficienti è una precondizione fondamentale»
La proposta di Ance era modulare: arrivare a Cannes con una presentazione di Como come luogo di per sé meritevole di investimenti, affidando all’edizione successiva della fiera la presentazione delle singole aree su cui si è già determinata una specifica destinazione. Tutto rimandato, se va bene, al 2020. Ance aveva avuto dal Comune ampie garanzie che ci sarebbe stata una partecipazione al Mipim, ma nulla di fatto.
«Un peccato perché si parla di recuperare alcune aree di Como – dice Molteni – valorizzando il loro collegamento con assi ferroviari e per Milano la carta che ha giocato alla fiera sulla Croisette è stata propria questa: presentare gli scali ferroviari come occasioni di investimento. Como ha un pregio rispetto ad altre città, ed è la presenza di aree di sostanziale disponibilità pubblica, dove l’amministrazione comunale è il motore delle idee di quello che potrebbe essere la como del 2030. Punterei sul settore del turismo e della cultura, visto che l’economia tende a quella direzione».
Questo vuole dire più metri cubi, più cemento? «Oggi le opportunità di investimento vedono nell’approccio multidisciplinare la carta vincente, l’importante sarà ascoltare le esigenze della città, le sue effettive capacità di attrazione. Occorreranno quindi architetture di qualità che siano in grado di dare risposte significative per il turismo, ad esempio alberghi, o musei come quello del Razionalismo di cui tanto si parla. L’importante è che queste nuove realtà urbane siano pensate non tanto e non solo per la funzione che svolgono ma per la loro capacità di attrarre interesse. Devono essere iconiche di per sé. E solo il Comune può innescare questo percorso virtuoso, il Comune deve essere capofila per la rinascita delle aree dismesse. Che non può essere solo nutrito di idee e dibattiti: alla fine ci vogliono i soldi e il Mipim era la fiera ideale per trovarli. Ripensare le aree dismesse significa più cemento? Non per forza tutte le aree devono essere costruite. Anche un polmone verde di dimensioni significative di cui Como ha sete è una delle funzioni urbane del futuro. Una riqualificazione sensata non si fa solo con il costruito».

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