Gli esercenti non ci stanno. «Prezzi nella norma per una meta turistica»

altParlano i baristi

(f.bar.) I baristi e i ristoratori di Como non ci stanno. Chi ogni giorno accoglie i turisti e offre loro servizi replica in modo secco all’accusa in arrivo da Treviso. Como non è una città cara. Quantomeno, è in linea con gli standard esistenti in tutti gli altri centri che fanno del turismo la prima fonte di reddito.
Chi gestisce un’attività nelle zone più frequentate del centro dice di curare ogni dettaglio dell’accoglienza e non accetta di sentirsi bollato come esercente privo di

professionalità. Una reazione che accomuna i commercianti. «La nostra è una città turistica. E alcuni prodotti e servizi vengono fatti pagare di più – dice Riccardo Vaghi del bar Why Not di piazza Cavour – Ovviamente, non sto in alcun modo giustificando chi, in maniera furbesca, fa pagare una bottiglietta d’acqua 3 euro ma quanti, e sono molti, lavorano applicando prezzi normali per una bar o un locale vista lago. Il fatto di avere degli spazi in punti così panoramici della città lo paghiamo. Gli affitti sono cari. Il personale viene retribuito e i nostri prezzi – ripete Vaghi – sono assolutamente normali».
E c’è anche chi apertamente non creda alla storia in arrivo da Treviso.
«Mi sembra proprio strano che una cotoletta sia stata fatta pagare 17 euro. Conosco i costi dei locali in città e difficilmente è possibile che si sia verificato un simile fatto – dice Ferdinando Monti della pasticceria omonima – Probabilmente questo signore avrà bevuto qualcosa, anche soltanto un bicchiere d’acqua, e gli sarà stato fatto pagare, come avviene ovunque, il coperto. La denuncia andrebbe dettagliata con molta più precisione prima di sparare su una categoria e su una città intera».
Insomma, sull’altro fronte di questa battaglia estiva c’è poca apertura al dialogo. «Noi, ad esempio, visto che si è parlato dell’acqua, vendiamo la bottiglia da un litro a 2 euro. Diamo ai turisti un sacchetto e i bicchieri. Non mi sembra qualcosa di così incredibile o esoso», conclude Monti. «Non sono d’accordo con l’accusa nei nostri confronti – dice Giordano Gatti della Gelateria Lariana – Qualche furbetto esiste sempre. Anche a Como c’è chi cerca di approfittarne ma sono casi isolati».

Nella foto:
Riccardo Vaghi

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