Gli sparano mentre rincasa in bici. Ucciso tra Domaso e Gera Lario

altLa vittima ferita ha pedalato per quasi tre chilometri. Poi ha chiesto aiuto. Il decesso all’ospedale
Un 40enne di Sorico raggiunto da colpi di arma da fuoco alla schiena e all’addome
(m.pv.) È stato colpito con più colpi di arma da fuoco alla schiena e alla parte bassa dell’addome mentre era in sella alla sua bicicletta. Stava tornando verso casa, Alfredo Sandrini, 40 anni di Sorico, residente in via Nigolo.
Il killer – o i killer – lo stavano attendendo probabilmente all’imbocco della pista ciclabile di Domaso. La vittima è riuscita a scappare, allontanandosi sempre in sella alla due ruote. Poi, all’altezza di Gera Lario, dopo aver percorso un paio di chilometri

, forse addirittura tre, non ce l’ha più fatta. Si è fermato, si è accasciato, ha chiesto aiuto. Una donna, all’interno delle sua casa di vacanza, ha udito le urla. Si è affacciata alla finestra, si è spaventata e non è scesa lungo la pista ciclabile che costeggia il lago. Ha però chiamato i soccorsi che rapidamente sono arrivati a prestare aiuto all’uomo. Tutto questo non è bastato ad evitare il decesso del 40enne, avvenuto all’ospedale di Gravedona mezz’ora dopo la mezzanotte. Tre ore dopo quello che sembra essere a tutti gli effetti un agguato, andato in scena presumibilmente tra le 21.30 e le 21.45, in quanto alle 22.04 le ambulanze dei soccorsi erano già lungo la pista ciclabile di Gera Lario.
La vittima viveva con il fratello a Sorico. In passato aveva avuto guai con la giustizia, tanto che stava finendo di scontare una pena per un furto a Mantello (all’imbocco della Valtellina) in una sala slot. Un anno e otto mesi, con però l’affidamento ai servizi sociali e obblighi orari molto ferrei. Alle 23 doveva essere a casa. E proprio verso casa Alfredo stava pedalando prima di incrociare i suoi aguzzini.
Le segnalazioni dell’accaduto sono state girate al sostituto procuratore Mariano Fadda, mentre sul posto sono arrivati per avviare le indagini i carabinieri del reparto operativo di Como che collaboreranno con i colleghi della compagnia di Menaggio. L’intera dinamica dell’accaduto deve essere ancora chiarita, come pure il perché di questo omicidio.
Un particolare è finito subito al centro dell’attenzione e riguarda il comportamento della vittima nell’immediatezza degli spari.
Perché il 40enne è scappato in bicicletta senza chiedere aiuto prima, pedalando per quasi tre chilometri? Pare, tra l’altro, che addosso avesse un telefono cellulare che avrebbe agevolato la richiesta di soccorso. E perché, una volta arrivati sia i medici del 118 sia i carabinieri di Dongo – giunti sul posto contemporaneamente – non ha riferito loro in modo chiaro di essere stato raggiunto da colpi di arma da fuoco? Addirittura, Alfredo Sandrini avrebbe prima parlato di «spari» e poi, avrebbe cambiato versione riferendo «di botti e di petardi». Tanto che solo una volta giunto al pronto soccorso dell’ospedale di Gravedona, i medici si sono resi conto con certezza che le lesioni erano state provocate da proiettili, sicuramente più di due, forse addirittura quattro. Anche se su questo punto solo l’autopsia potrà chiarire ogni dubbio. Ancora più buio è il fronte del movente: le modalità farebbero pensare a un regolamento di conti, ma da parte di chi e perchè? E quale killer potrebbe mai lasciar scappare la propria vittima lungo chilometri di pista ciclabile, senza essere sicuro di aver portato a termine il proprio compito? Interrogativi a cui solo gli inquirenti potranno dare risposte.

Nella foto:
Il punto in cui probabilmente Sandrini ha imboccato la pista ciclabile diretto verso la sua casa di Sorico

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