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Gli ultimi migranti hanno lasciato il campo di via Regina. Il centro è stato chiuso

Gli ultimi 10 migranti ospiti in via Regina hanno lasciato questa mattina gli alloggi-container alle spalle del cimitero maggiore. Dopo due anni termina, sicuramente con meno clamore di come era iniziata, l’esperienza del centro di accoglienza messo in piedi dal ministero dell’Interno all’apice della grande emergenza dell’estate 2016.La Prefettura di Como ha confermato  che le operazioni di trasferimento dei migranti nei centri di accoglienza disseminati in provincia sono state concluse. Il via vai dei camion della Croce Rossa ha fatto capire anche ai più scettici come il destino del campo di via Regina sia stato definitivamente segnato.Del resto, la chiusura del centro era stata annunciata già da tempo dagli esponenti comaschi del nuovo governo e, in particolare, dal sottosegretario all’Interno, il deputato canturino Nicola Molteni. Due mesi fa era stato chiarito che la Prefettura non avrebbe rinnovato alla Croce Rossa il contratto di gestione dei servizi in scadenza il prossimo 31 dicembre.Una parte dell’opposizione di Palazzo Cernezzi e molte associazioni di volontariato avevano chiesto alla giunta di valutare la possibilità di tenere aperto il campo di via Regina, anche soltanto per affrontare con strutture più idonee l’emergenza freddo in arrivo con l’inverno. Ma la risposta è stata negativa.«I flussi migratori si sono ridotti, era inutile mantenere in vita una struttura nata comunque in via temporanea – dice il vicesindaco di Como, Alessandra Locatelli – Alle associazioni che si occupano di gravi marginalità dico che il Comune è attento ai bisogni di tutti e ha investito nel 2018 più risorse che in altri anni». Inoltre, spiega ancora il vicesindaco Locatelli, «se avessimo scelto di tenere aperto il centro gli obblighi per la gestione sarebbero stati troppo elevati e non avremmo potuto sostenerli».L’ex assessore ai Sevizi sociali di Como, Bruno Magatti, ha però un’altra opinione in merito. «Chiudere via Regina è chiaramente un errore, credo che si sottovaluti la rilevanza di questa struttura come camera di compensazione del disagio di molti nuclei familiari di migranti».Magatti osserva come si sia deciso di chiudere comunque un «presidio istituzionale all’interno del quale erano state costruite esperienze di relazione tra gruppi, territorio e persone provenienti da altri Paesi». L’ex assessore insiste quindi sull’importanza del centro di via Regina quale punto di accoglienza dei migranti. «Un problema che non è stato del tutto risolto, nonostante molti dicano il contrario, e che potrebbe invece presto ripresentarsi anche a Como».

Redazione

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