Grand Tour romano con Rossini

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Eventi – Da domani a Chiasso la retrospettiva sul maestro dell’arte grafica che documentò le scoperte archeologiche a Roma e Pompei nel primo Ottocento

Icollezionisti e gli appassionati sono già in fibrillazione: vedute romane da scoprire con la lente, centimetro dopo centimetro, e la ricostruzione di un mondo, quello tra fine Settecento e inizio Ottocento, in cui il “Grand Tour” degli intellettuali europei dava all’Italia il ruolo che le è proprio, quello di immenso museo fin dall’antichità.
Dopo le rassegne sull’arte di Piranesi e Tiepolo, Chiasso ospiterà, a partire da domani, una importante retrospettiva dedicata alla grafica

storica, celebrando l’ultimo grande testimone dell’arte dell’incisione italiana, erede diretto proprio del grande Piranesi.
Si tratta di Luigi Rossini (1790-1857), cugino del compositore Gioachino. La retrospettiva “Il viaggio segreto” sarà inaugurata domani, alle 18.30, al “M.a.x. Museo” di via Dante e rimarrà aperta fino al 4 maggio. Tra gli ospiti d’onore dell’inaugurazione, ci sarà l’insigne storico dell’arte Carlo Bertelli.
La mostra a cura di Maria Antonella Fusco e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del museo chiassese, è un autentico modello di rigore e sapienza.
Ultimo grande illustratore delle meraviglie archeologiche di Roma e di Pompei dopo Giuseppe Vasi e Giovanni Battista Piranesi, prima dell’avvento della fotografia, «Rossini – spiega Nicoletta Ossanna Cavadini – fu anche un imprenditore di se stesso e del proprio atelier, che seppe far fiorire, anche grazie alla protezione di Antonio Canova, proprio quando Roma divenne orfana di Piranesi. Seppe insomma cogliere l’attimo e mettere a frutto le proprie competenze di architetto nato però sotto la stella dell’arte dell’incisione».
Per la prima volta a Chiasso, che conferma così la propria vocazione internazionale (la mostra in ottobre sarà a Roma all’Istituto Nazionale per la Grafica e il catalogo è bilingue, in italiano e in inglese) verranno presentati suggestivi e inediti disegni acquerellati affiancati alle corrispondenti matrici e quindi alla stampa realizzata.
«Abbiamo così – prosegue Nicoletta Ossanna Cavadini – voluto documentare il ruolo primario di Rossini che giustamente si firmava nel doppio ruolo di disegnatore e di incisore, ricostruendo il complesso processo creativo che presiede alla sua arte. Che non è priva di ripensamenti e aggiustamenti, come molte delle opere esposte evidenziano nel passaggio dall’acquerello, realizzato solitamente sul posto e dal vero, e l’opera grafica definitiva, rafforzata in modo sapiente con le tecniche del bulino e della puntasecca che ogni visitatore potrà cogliere direttamente grazie ad apposite lenti di cui sarà fornito all’entrata».
Come detto, erano i primi passi di quella che il filosofo tedesco Walter Benjamin definirà nel 1936, in un suo celebre saggio, «l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica»: di lì a poco, con l’invenzione del dagherrotipo che in qualche modo Rossini già anticipa nel suo procedimento artigianale, l’incisione vivrà un periodo di decadenza rientrando nell’alveo del collezionismo antiquario. Ma all’apice del suo fulgore, all’inizio dell’Ottocento, proprio con Rossini matura la sua più viva identità romantica, nel dialogo costante con i documenti dell’antichità che grazie allo sforzo di tanti archeologi stavano faticosamente tornando alla luce.
Lo stesso gusto per la costruzione scenografica, secondo Nicoletta Ossanna Cavadini, e lo stesso gusto del chiaroscuro sono chiari indizi di una nuova sensibilità che guarda alle rovine non con sentimento ma con razionalità, in un periodo compreso dagli anni Venti agli anni Cinquanta dell’Ottocento che dà anche risalto alla figura di un grande ticinese che collaborò con Rossini, l’ingegnere e architetto Pietro Bianchi, che fu soprintendente agli scavi di Pompei e, prima ancora, contribuì in modo decisivo a chiarire la diatriba sulla presenza di “naumachie”, ossia di battaglie navali all’interno del Colosseo. Una splendida incisione di Rossini in mostra a Chiasso documenta proprio l’Anfiteatro Flavio scoperchiato fino alle fondamenta nel 1813, e colto al volo dalla puntasecca del ravennate prima che la terra ricoprisse le strutture tornate alla luce.
In tutto, la mostra di Chiasso ospita 26 disegni acquerellati inediti, 108 incisioni, 10 matrici in rame restaurate appositamente per la mostra e nel complesso, dice la direttrice, «ha l’intenzione di ricostruire lo spirito di quei “gabinetti del sapere” in cui artisti e intellettuali dell’epoca si ritrovavano per discutere di economia e matrimoni, come diceva Pietro Verri, ma anche per conoscere le novità sugli scavi archeologici che orientavano il gusto del momento, magari sorbendo una tazza delle nuove bevande alla moda: caffè e cioccolata». Ingresso 8/4 euro.

Nella foto:
Luigi Rossini in un ritratto all’acquaforte di Carl Gotthelf Küchler del 1836

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