GRANDE AFFLUENZA AL CORSO PER DIVENTARE ARBITRI. SUL LARIO PREVALE TRA I GIOVANI IL FASCINO DEL CALCIO

Risponde Renzo Romano:

Il corso per diventare arbitri di calcio promosso dall’Aia cittadina ha recentemente riscosso a Como un grande successo. Sono più di quaranta i giovani iscritti che intendono intraprendere questa carriera e, tra loro, anche 15 donne.
Devo dire con sincerità che la notizia mi ha molto colpito. E mi sono chiesto: perché tanti giovani sono attratti da questa attività non certo facile, impegnativa dal punto di vista fisico e psicologico? Perché devo correre dietro a 22 pallonari per 90 minuti, con il rischio di non vedere un fallo o di dare un rigore che non c’era e rischiare magari di prenderle fuori dallo stadio? Per non parlare di insulti dagli spalti e dagli stessi giocatori? Queste persone sono masochiste o altro?
Mi piace pensare – ed è il rovescio della medaglia – che invece questa sia una buona opportunità per avvicinarsi all’attività sportiva e anche un’occasione per contribuire (se mossi da buone intenzioni) a rendere migliore in prima persona il mondo del pallone. Siamo un po’ tutti amanti di calcio: qual è la sua opinione in proposito?

Amedeo Santini

Caro Amedeo,
la colpa, o il merito, è tutto del fascino del “calcio”. Perfino i poeti si sono arresi al suo strapotere.
Intervistato da Enzo Biagi, Pier Paolo Pasolini alla domanda “Senza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare?”, rispose:  «Un bravo calciatore. Dopo la letteratura e l’eros, per me il football è uno dei grandi piaceri».
Il “calcio” come potere secondo lo scrittore brasiliano Edilberto Countinho: «Perché il narratore scrive sempre delle sue passioni. E l’uso che in certi casi le dittature fanno del calcio non invalida il gioco, la forza magica della sua bellezza e della sua emozione. Che continuano a prevalere. Perché il calcio, come la letteratura, se ben praticato, è forza di popolo. I dittatori passano. Passeranno sempre. Ma un gol di Garrincha è un momento eterno. Non lo dimentica nessuno».
Mitico e incredibile Garrincha, funambolo carioca idolo della nostra infanzia, l’angelo dalle gambe storte, analfabeta, soprannominato “allegria della gente”, citato dal presidente del Brasile Lula come modello di riferimento sociale e culturale. Si è scritto di lui: “Fu un povero e semplice mortale che aiutò un Paese intero a sublimare le sue tristezze. La cosa peggiore è che le tristezze ritornano e non c’è un altro Garrincha disponibile. Ne occorre un altro che continui ad alimentarci il sogno”.
È qualcosa di magico il “calcio” perché scatena i ricordi.
Il suo nome, caro lettore, Amedeo, ha richiamato alla mia mente un grande campione  degli anni cinquanta, Amedeo Amadei.
Esordì in serie A all’età di quindici anni. Lo ricordo come centravanti dell’Inter per i suoi tre gol in un derby meneghino finito 6-5 dopo che i nerazzurri si erano trovati in svantaggio di 1-4.
In queste brevi note c’è la mia risposta alla sua domanda. “Perché tanti giovani vogliono fare l’arbitro di calcio?”.
Lo ribadisco: è il fascino del gioco del calcio. Non basta a soffocare questa passione il timore degli insulti o peggio la paura di prenderle (le botte) come ancora avviene talvolta nei campi meno importanti. Qualche giorno fa ho letto  su un giornale ticinese un grido d’allarme per l’esplosione di violenza sui campi del calcio minore del Ticino. La tensione sui campi di periferia ha fatto sì che in tre mesi si siano aperte ben 15 inchieste nei confronti delle giacchette nere, più del doppio rispetto agli anni precedenti. Cita (testualmente) il giornale l’episodio di un “talentuoso giovane arbitro colpito da un calcio nel sedere da un calciatore”.
A proposito ricordo una scena comicamente tragica alla quale ho assistito molti anni fa. Passando in auto sulla strada che costeggiava il campo di calcio di un paese ho visto un signore vestito di nero, braghe corte e giacchetta, che correva disperatamente inseguito da un gruppo di persone che urlavano. Fra il fuggitivo e gli inseguitori  due carabinieri anch’essi di corsa…
Quella volta, per fortuna, la vicenda si concluse senza danni per il malcapitato arbitro colpevole di chissà quale ingiustizia, grazie a un provvidenziale automobilista che, intuendo quel che stava accadendo, caricò il fuggitivo sulla sua auto salvandolo così dalle grinfie dei suoi esasperati assalitori.
Mi associo comunque alla sua speranza che questi giovani siano animati dal desiderio di “rendere migliore il mondo del pallone”.
Credo tuttavia che sia un’impresa disperata almeno fino a quando avverrà di assistere a episodi di inciviltà e maleducazione i cui protagonisti sono i genitori dei ventidue aspiranti campioni che corrono in campo.
Trovo assolutamente negativo il clima di tensione che si crea attorno agli arbitri nel calcio professionistico, tuttavia ha una sua qualche giustificazione visti gli enormi interessi economici e di prestigio che il successo sportivo comporta.
Non accetto in alcun modo l’atteggiamento dei genitori e soprattutto degli allenatori dei giovanissimi calciatori che, in troppi casi, durante la partita, a seguito di ogni presunta ingiustizia dell’arbitro nei confronti della loro squadra  si lasciano andare a espressioni e comportamenti inammissibili per squallore di linguaggio e miseria di gesti.
I genitori sono gli educatori primi dei loro figli, lo sanno benissimo, non occorre ricordarlo loro.
Piuttosto gli allenatori dovrebbero, a mio avviso, preoccuparsi un po’ meno del risultato e molto di più dell’educazione dei ragazzi che gli sono stati affidati. Coloro che hanno la stoffa del campione diventeranno esempi per molti; gli altri, quelli che non avranno la ventura di entrare nell’olimpo degli dei dei piedi, avranno comunque assimilato un’educazione, non solo a dare calci al pallone, ma anche a rapportarsi con gli altri.
Insomma ancora una volta è l’educazione l’unico antidoto efficace alla stupidità e inqualificabilità di certi comportamenti. Non vedo altro modo per tentare di risolvere il problema della violenza fisica e verbale contro gli arbitri. È utopia? Forse; io comunque faccio il tifo per quei ragazzi e ragazze che sognano di diventare arbitri sorretti dalla loro passione e dal loro entusiasmo.

 

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