Cultura e spettacoli

Grande mostra, lancio in “zona Cesarini”

altL’evento di Villa Olmo
Un cielo plumbeo e una veduta di Boccioni le due “immagini guida” della rassegna
Sarà un lancio in “zona Cesarini” quello della prossima grande mostra di Villa Olmo, Ritratti di città. Verrà inaugurata il 27 giugno e resterà aperta fino al 16 novembre. Sarà promossa su manifesti e locandine dalla metà di giugno. Non prima.
Non è mai successo, in dieci anni di eventi espositivi nella storica dimora: deciso cambio di strategia rispetto alla prassi, quindi, che ieri ha voluto mettere definitivamente a tacere (vedremo quanto) le polemiche politiche sull’organizzazione di un evento che è stato avviato con non pochi problemi.

Su tutti, il bando comunale per la logistica andato deserto.
La mostra di quest’anno sarà lanciata da Sera d’aprile (1908), opera di Umberto Boccioni prestata dal Museo d’Arte di Lugano (l’unica di provenienza straniera) che fa parte della collezione “Chiattone”, e da un cielo plumbeo (si spera non sia presagio di sventure), ossia quello dell’opera Perpetuum 12 del giovane Andrea Chiesi. Due immagini diverse, per epoca e linguaggio, ma che vogliono circoscrivere un tema preciso: come l’arte interpreta la città e lo spazio urbano nelle loro metamorfosi nel corso del XX secolo e all’inizio del XXI.
Ieri mattina a Palazzo Volpi, sede della Pinacoteca in via Diaz 84, nel primo incontro con la stampa per entrare nel merito del progetto espositivo, i promotori hanno ostentato calma e sicurezza. L’assessore alla Cultura di Como, Luigi Cavadini, ha detto di attendere «numerosi visitatori», preferendo evitare pronostici più precisi (l’anno scorso ne sperò 50mila per “La Città nuova oltre Sant’Elia” e ne arrivarono meno di 17mila). E, in merito al lancio del progetto così a ridosso della partenza della mostra, ha precisato che «la promozione, affidata a una società esterna, deve coprire l’intero arco di cinque mesi. E la mostra riteniamo possa avere un buon impatto anche sul pubblico scolastico».
Un percorso che inizia dalla scoperta della modernità da parte dei Futuristi (in primis il nostro Antonio Sant’Elia) e arriva fino ai giorni nostri. Sarà strutturata così la prossima grande mostra di Como, che è la seconda tappa del progetto triennale avviato dall’amministrazione comunale lo scorso anno. Ad appena un mese dall’apertura al pubblico, finalmente l’esposizione va così delineandosi. Le sale della dimora neoclassica ospiteranno più di 60 opere, mai viste o raramente esposte perché provenienti da collezioni private: pittura, scultura e fotografia con, al centro, gli scenari urbani tra utopia, mito e realtà.
Per ricapitolare l’impegno economico, il Comune ha messo a disposizione 50mila euro, mentre 300mila arrivano in varia forma dagli sponsor.
Sul fronte della comunicazione – tra i fattori più contestati lo scorso anno in seguito ai risultati conseguiti – 12 mesi dopo la strategia non sembra cambiata. I cartelloni – come detto – non si vedranno prima di metà giugno. Insomma una mostra per il grande pubblico, ma che il grande pubblico scoprirà solo a ridosso dell’evento.
«Non è una parata di opere di fronte alle quali genuflettersi – ha precisato il curatore Flaminio Gualdoni, critico e storico dell’arte di chiara fama – Non ho mai fatto mostre del genere in cui l’artista è un reliquia da venerare. Questa di Como è originale, e presenta molti inediti. Sarà una mostra pensata non per gli intellettuali o per gli addetti ai lavori ma per tutti, visto che racconta l’evolversi dell’immagine della città nella storia dell’arte. Il progetto scientifico è serio, non vuole insegnare ma far ragionare. Le alchimie di marketing non mi interessano e neanche le mostre pensate solo per il botteghino».
Intanto a Villa Olmo, dove dal 3 giugno non ci sarà più la mostra “Miniartextil”, è atteso un evento “top secret” griffato Bulgari, che per un giorno blinderà la storica dimora. In cambio di 50mila euro per i restauri.

Nella foto:
di Umberto Boccioni, Sera d’aprile del 1908: fa parte della collezione della Città di Lugano e, in particolare, del fondo “Chiattone”
29 Maggio 2014

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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