Grandi manovre politiche sul Lario: il voto sul Quirinale riapre il “cantiere” comasco

Comune di Como: la campanella nella sala del consiglio Comune di Como: la campanella nella sala del consiglio

L’elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica ha cambiato, almeno parzialmente, le carte sparse sul tavolo della politica nazionale. E riaperto in modo ampio il gioco delle alleanze tra partiti.
La domanda che molti si fanno è se il Risiko degli schieramenti romani possa produrre effetti anche in periferia. Ma a Como – città in cui negli ultimi mesi l’avvicinamento tra Partito Democratico e Nuovo Centrodestra sembrava crescere di giorno in giorno – le grandi manovre in vista del voto comunale potrebbero subire una battuta d’arresto.
«È presto per dire se quanto accaduto in Parlamento possa avere ripercussioni sulla politica cittadina – dice Stefano Fanetti, segretario Pd del capoluogo – a livello locale con Ncd non ci sono né coalizioni né desistenze. Di certo, un riflesso positivo potrebbe esserci nei rapporti con Sel e con la minoranza del Pd. Forse la mossa di Renzi ci aiuta a distendere gli animi. E a rinsaldare relazioni che si stavano sfilacciando».
Sebbene il voto comunale sia in programma soltanto nella primavera del 2017, a Como si discute ormai apertamente dei due diversi scenari possibili. Ovvero della corsa a Palazzo Cernezzi con o senza Mario Lucini candidato del centrosinistra. «Prima di ogni altro passo bisognerà capire che cosa intenda fare lo stesso Lucini – conferma Fanetti – La decisione è sua ed è personale. Non vedo, però, motivi per una candidatura alternativa. Sicuramente, il Pd non lavora per un altro sindaco».
Se il cambio di sindaco non è all’ordine del giorno, lo stesso non può dirsi del cambio di maggioranza. I rapporti con Paco-Sel e Amo la mia Città – le due liste più a sinistra della coalizione – si sono deteriorati. Fino a sfociare in aperte contestazioni su alcuni argomenti importanti: da Libeskind all’autosilo di viale Varese.
Sostituire la sinistra con Ncd è più soltanto un’idea ma un processo politico reale. Secondo Patrizio Tambini, esponente di punta dei neocentristi, «il voto per Mattarella è una battuta d’arresto molto forte al progetto di ricomposizione del centrodestra». Ma ciò che accade a Roma non necessariamente si riverbera in città in modo identico. «Il pallino, a Como, ce l’ha in mano il Pd – dice Tambini – Molto dipenderà dalle prospettive che vorranno indicare e dal giudizio, più o meno critico, verso il sindaco Lucini».
Insomma, Ncd non si sottrae alla discussione ma vuole vedere le carte. E, soprattutto, chiede probabilmente di “aprire” a un candidato sindaco che non sia necessariamente quello attualmente in carica.
Dalla parte opposta, il centrodestra è alla ricerca di una bussola e di un candidato.
«L’opposizione oggi è disunita – ammette Sergio Gaddi, consigliere di Forza Italia – anche se il nulla che caratterizza la giunta ci aiuta comunque. Credo che a un Pd ricompattato ma dilaniato si dovrebbe contrapporre un centrodestra unito e guidato da una personalità forte». Il pensiero corre subito a Corrado Passera e al suo neonato partito. Ma Gaddi taglia corto: «Passera no, bocciatura radicale. Il suo è un esercizio elitario a contatto zero con la realtà. Ci farebbe perdere».
Da. C.

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