«Grandi opere, troppe promesse irrealizzabili». Da Villa Saporiti l’affondo del presidente
Politica, Territorio

«Grandi opere, troppe promesse irrealizzabili». Da Villa Saporiti l’affondo del presidente

Un bilancio di fine mandato lacrime e sangue. Maria Rita Livio, presidente uscente di Villa Saporiti – si vota per individuare il successore il prossimo 31 ottobre – ha sottolineato ieri le difficoltà nel gestire l’ente in una situazione di perenne affanno economico, l’isolamento in cui si è trovata a inizio incarico, encomiando però l’impegno costante dei dipendenti.
E su alcuni temi, primo tra tutti quello viabilistico, ha parlato con chiarezza. A cominciare dal secondo lotto della tangenziale, opera per la quale, ha detto, «vedo un futuro molto ma molto lontano. Anzi potrei dire che sono state fatte tante promesse impossibili da mantenere».
Nel corso dell’ultima riunione del Tavolo della competitività a Como, l’assessore regionale alle Infrastrutture Claudia Maria Terzi aveva dichiarato che si stava valutando il progetto presentato a suo tempo dalla Provincia. Un esame necessario per capire se farlo diventare quello definitivo. Il primo piano era infatti troppo costoso (oltre 800 milioni di euro) mentre quello targato Provincia scendeva a 670. «A parte che si trattava, per quanto ci riguardava, di uno studio di fattibilità – ha precisato il presidente Livio – mi sembra che su questo tema non ci sia stata serietà, ma vi siano stati invece troppi annunci. Il problema reale è il finanziamento che ancora non si vede all’orizzonte. Mi spiace francamente per chi ci ha creduto. Così ad esempio è successo quando si parlò dell’autostrada Varese-Como-Lecco e dell’interessamento addirittura di un gruppo di imprese cinesi pronte a realizzarla. Sono passati ovviamente anni invano. Insomma, poca serietà da parte di chi ha gestito la situazione».
Tornando invece agli anni di mandato, diversi i temi affrontati. «Abbiamo vissuto momenti durissimi durante i quali abbiamo lavorato molto e in silenzio, mettendoci al servizio dei Comuni e dei cittadini – ha spiegato la Livio – Abbiamo avviato e in certi casi portato a termine interventi importanti in tema di messa in sicurezza delle scuole e di diverse strade, nostre priorità. Abbiamo anche previsto per il prossimo triennio opere pubbliche per 39 milioni di euro. Lavori infrastrutturali attesi, come la variante di Cadorago, e interventi necessari su molti plessi scolastici. L’elenco comprende, ad esempio, lavori al Jean Monnet di Mariano Comense, all’istituto statale di istruzione superiore Romagnosi di Erba e al liceo statale Carlo Porta di Erba».
Altro fiore all’occhiello è stata la creazione «della stazione unica appaltante che ha lavorato molto bene tanto che sono state appaltante opere per 163 milioni di euro sul territorio. Ciò significa anche creare occupazione. C’è stato poi il lavoro che ha portato all’Agenzia per il Tpl (Trasporto pubblico locale, ndr) del bacino di Como, Lecco e Varese. Insomma tanti passi compiuti».
Nonostante l’isolamento «che è stato molto forte e prevalentemente di tipo politico da parte di chi pensava che fossimo irrilevanti come ente. Ci siamo però concentrati sul lavoro nonostante il numero dei dipendenti». Passati, in 4 anni, da 476 agli attuali 183. E di una riduzione dei dirigenti da 11 agli attuali 5.
«Abbiamo gestito anche l’operazione complessa di Como Acqua arrivando alla votazione della fusione. Adesso la società dovrà partire dal primo gennaio e emettere le prime bollette per il primo semestre 2019», dice la Livio. Che conclude: «In futuro è necessaria una razionalizzazione delle province. Non è possibile che territori con 10 comuni siano nelle stessa situazione di province come la nostra con più di 100 comuni».

26 ottobre 2018

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