Grasso, il poeta d’amore che esalta il Lario

Sebastiano Grasso

Amore di carta, di carne e di memoria. Letteraria ma anche esistenziale. Una lunga, lunghissima fedeltà lega al Lago di Como, e al mito dell’eterno femminino, l’anima poetica di Sebastiano Grasso, scrittore, critico d’arte e autorevole firma delle pagine culturali del “Corriere della Sera” su cui leggiamo le sue puntuali cronache dal mondo dell’arte internazionale, nonché presidente del Pen Club italiano di cui dirige l’autorevole periodico.
Sono ormai a quota 350 le poesie d’amore assoluto che Grasso ha dedicato alla sua musa Giuliana, “donna del lago”, lungo un canzoniere che conta sei volumi. La loro storia si dipana tra monti lariani come il Resegone e il San Primo e località lacustri come Palanzo, Bellagio e Faggeto Lario, oltre che in Valtellina.
Un dialogo in versi che da moltissimi anni si rinnova, in una poesia scandita da viaggi, mancamenti, ritorni, assenze, corpi che parlano e si cercano. Si annullano e si rigenerano nella scrittura.
Nel 2007 l’autore catanese trapiantato a Milano raccolse i suoi quattro precedenti libri (210 componimenti in tutto) in un corpus unitario per le edizioni Es di Milano, dal titolo La cenere ringrazia della brace e della favilla.
La poesia d’amore di Grasso è «storia scritta con due corpi», esperienza di passione e desiderio allo stato puro, «si graffiano e si mordicchiano come cuccioli», come ha scritto il poeta russo Evgenij Evtushenko.
Giuliana, conosciuta in una galeotta serata nella Sala Bianca del Teatro Sociale di Como, è, come ha notato il premio Nobel José Saramago (prefatore della versione spagnola della raccolta Il talco sotto le ballerine), «la donna, reale o immaginaria, origine e al tempo stesso protagonista ossessiva» dei libri di Grasso. Che ha spazzato via dalla scrittura tutto il “poetese”, tutto il “poetico”, e ora gode i frutti del suo lavoro: la sua ricerca d’amore in versi.
Il canzoniere d’amore di Grasso, unicum nella poesia italiana contemporanea, si è poi arricchito con le visioni di La linea rossa e lilla del tuo confine (Milano, Es, pp. 192, 20 euro) introdotto da uno scritto di Evtushenko e corredato da altri illustri interventi (tra cui quello di José Saramago) e da un ricco album fotografico. Un diario in quattro sezioni di viaggi e di ricordi, di sogni ad occhi aperti, nel fluire delle stagioni, fatto di contemplazioni, trasalimenti, attese e rimpianti, lacerazioni e riconciliazioni, in cui l’amore è appunto costante dialogo con un confine, quello della finitudine, il sottile velo di talco che separa la vita e la morte. La parola “innamorata”, al tempo stesso colloquiale e lirica, di Sebastiano ha dato libro dopo libro vita a un canzoniere che esalta l’amore fisico, le sue illusioni e i suoi disincanti, come ossessione “positiva” perché capace ancora una volta di parlare al cuore di tutti, in modo diretto, lontano da ogni tentazione retorica. Ora Grasso ci regala un altro pannello del suo polittico in versi, la raccolta È ancora tempo di arcobaleni? con la prefazione di Martin McLaughlin, docente di Letteratura italiana all’Università di Oxford. Ed è ancora una volta l’amore a trionfare, in Grasso che nel frattempo si divide tra Milano e un maniero del XIII secolo a Riva in provincia di Piacenza per aprirlo a intellettuali e artisti. Quello che torna a cantare, intriso di riferimenti al mondo dell’arte e della letteratura, è l’amore esaltato dai corpi, ingentilito dalla tenerezza, corrotto dal dolore del distacco, con il basso continuo di una nostalgia mai piangente ma dignitosa. I versi sono accompagnati dalle splendide parole di una Lettera che Adonis, il maggiore poeta e intellettuale del mondo arabo, indirizza da Parigi all’amico italiano.
Oltre che impreziosita dai disegni di Ruggero Savinio, il grande pittore figlio di Alberto Savinio, che come il padre e lo zio Giorgio de Chirico unisce alle arti visive il piacere della scrittura, la raccolta è arricchita come è tradizione dei libri di Grasso pubblicati da Es da un ricco corredo iconografico con foto che ritraggono l’autore in compagnia di amici artisti e poeti.
Oltre a un ritratto dell’immancabile musa Giuliana in un ritratto fotografico del 1995, ecco la professoressa e scrittrice Maria Corti in compagnia di Grasso sul balcone affacciato su Pellio Intelvi nel buen retiro comasco della grande studiosa di filologia e lingua italiana. La foto risale al lontano 1978. E in una foto di pochi anni fa ecco lo stesso Grasso nella sua tenuta di Riva con l’archistar ticinese di fama mondiale Mario Botta.

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