Gravedona, maternità di nuovo in bilico: “ballottaggio” con Chiavenna

Ospedale Gravedona

«Sono state concesse deroghe soltanto a Sondalo e Chiavenna o Gravedona per via del disagio orografico del territorio e dei tempi di percorrenza superiori a un’ora per raggiungere il primo presidio utile, anche in condizioni meteo favorevoli. Incontreremo il territorio per provare a definire una proposta condivisa per scegliere insieme quale dei due presìdi lasciare aperto».
La dichiarazione dell’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, ha avuto ieri mattina l’effetto di una secchiata di acqua gelida sulla testa dei cittadini residenti nei comuni comaschi dell’Altolago. Rispondendo a una domanda sulla chiusura di 5 reparti di maternità negli ospedali più piccoli della regione, quelli cioè in cui le nascite sono meno di 500 all’anno, l’assessore ha parlato di un «obbligo imposto dal governo», tentando così di scaricare su Roma le eventuali “colpe”.
Lo stesso ha fatto il presidente della Regione, Roberto Maroni: «Avremmo voluto non soltanto tenerli aperti, ma anche metterli in sicurezza. Porre un limite di nascite ha certamente senso, per garantire la sicurezza di chi si rivolge a queste strutture, perché può esserci una complicazione importante nel cuore della notte e bisogna essere certi che qualunque struttura sia in grado di intervenire. Non chiudiamo i punti nascita per risparmiare o perché non siamo in grado di metterli in sicurezza – ha aggiunto Maroni – chiudiamo i punti nascita perché ci viene imposto da un governo».
In realtà, sia Maroni sia Gallera hanno omesso di spiegare che il protocollo Stato-Regioni sulla chiusura dei punti nascita più piccoli era stato firmato in prima istanza il 16 dicembre 2010, con il governo Berlusconi e il ministro Raffaele Fitto.
Allora, il numero minimo di nascite era stato addirittura fissato in mille. Cifra che, se confermata, con ogni probabilità avrebbe decimato i reparti neonatali, e non soltanto in Lombardia.
Scendere a quota 500 è stato di fatto un compromesso raggiunto dopo oltre due anni e mezzo di faticosa trattativa con il ministero della Salute.
Ciò detto, va ricordato che al momento del voto finale sulla riforma regionale della sanità – riforma che faceva transitare l’Altolago nell’Ats di Montagna tra non poche polemiche – era stato assicurato il salvataggio proprio della maternità di Gravedona. Un reparto dove ogni anno nascono circa 350 bambini, più di quanti ne vengano alla luce a Chiavenna. Molto facilmente il “ballottaggio” tra l’ospedale comasco e quello valligiano diventerà un terreno di scontro politico-territoriale. Un no a Gravedona sarebbe vissuto come uno strappo, o l’ennesimo segnale di debolezza di una provincia “dimezzata”.

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