Graziano Brenna: «L’amore con il Politecnico è finito da tempo»

Politecnico addio. Un matrimonio di interessi, quello tra l’ateneo milanese e il capoluogo lariano, nei primi anni sorretto da una grande passione che si è andata via via spegnendo, lasciando spazio a una reciproca indifferenza. Fino all’epilogo, annunciato nei giorni scorsi: dal prossimo anno accademico, il polo comasco del Politecnico di Milano non accetterà più nuovi iscritti al corso di laurea in ingegneria informatica, l’unico ciclo di studi completo – laurea triennale più biennio magistrale – sopravvissuto in riva al Lario. Niente matricole, niente futuro. Gli studenti già iscritti potranno completare gli studi, poi la luce verrà spenta.

«È un amore finito anni fa, prima ancora che Como decidesse di non investire sul campus al San Martino», sintetizza Graziano Brenna, per tre mandati vicepresidente degli industriali comaschi e attuale membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Alessandro Volta, ente che ha incorporato UniverComo, primo organismo nato con lo scopo di fornire supporto agli atenei cittadini. Brenna spazza subito via l’alibi del campus universitario nell’area dell’ex ospedale psichiatrico del San Martino, un progetto a lungo rincorso o sognato che però non si è mai concretizzato.

«Qualcuno attribuisce la fuga del Politecnico al mancato investimento sul campus ma io ho un’opinione differente – afferma l’imprenditore che da anni segue da vicino le vicende degli atenei comaschi – L’amore tra il Politecnico e Como non si è interrotto per colpa del campus. L’amore tra l’ateneo milanese e la nostra città è stato forte per anni, quando il Politecnico era diventato una presenza molto importante per Como e l’Università dell’Insubria era invece più debole. Poi, negli anni, è avvenuta un’inversione di tendenza, l’Insubria è cresciuta, il Politecnico ha rallentato la sua corsa e i numeri, in termini di studenti iscritti, si sono invertiti, a favore dell’Insubria. Se qualcosa non ha funzionato, ci saranno pure dei motivi».

Sul banco degli imputati di solito finisce il territorio comasco, inteso come binomio aziende e istituzioni, entrambe accusate di aver fatto troppo poco per sostenere l’università. Ma non bisogna dimenticare che la creazione di sedi distaccate rispondeva a un modello di sviluppo universitario che risale alla fine degli anni Novanta, quando gli studenti erano in costante crescita. E che il Politecnico ha investito nel campus della Bovisa, alle porte di Milano, dove ha concentrato i corsi di ingegneria gestionale, portandovi anche quelli prima attivi a Como. «È stato un amore mal ricambiato sia da una parte sia dall’al – tra – sottolinea Brenna – Io penso che la responsabilità di questa crescente disaffezione possa essere attribuita sia al Politecnico sia al territorio comasco. E credo che sia inutile andare a cercare chi abbia commesso l’errore più grande. Del resto, quando il polo comasco è nato, spazi di crescita a Milano per il Politecnico non ce n’erano, ora invece ci sono».

L’ex vicepresidente della Confindustria comasca non ci sta insomma a veder finire alla sbarra soltanto aziende e istituzioni lariane. «Quando l’amore tra il Politecnico e Como è stato forte, qui sono nati corsi di studio e specializzazioni che hanno fatto la storia della città e dello stesso ateneo milanese – puntualizza Brenna – Penso per esempio agli indirizzi di ingegneria gestionale, al corso dedicato all’ingegneria del suono poi finito, non si sa bene perché, al polo territoriale di Cremona, o, ancora, agli insegnamenti in lingua inglese anch’essi portati per volontà del Politecnico. Sono tutte scelte che di certo non ha voluto fare Como».

Il matrimonio è finito nei giorni scorsi, quando il Senato accademico dell’ateneo milanese ha deciso di non accettare più nuovi iscritti a Como. «La separazione era inevitabile dopo le condizioni poste dal Politecnico per restare in città – conclude Brenna – Il territorio avrebbe dovuto garantire finanziamenti per 500mila euro all’anno per dieci anni e un numero adeguato di matricole per un nuovo corso di laurea. Tutti impegni difficili da accettare e sostenere».

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1 Commento

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    Stefano Danieli , 4 Gennaio 2018 @ 14:55

    Il Sindaco Landriscina (medico di professione), ha fortemente voluto gli spazi del Politecnico per aprire la facoltà’ di medicina tramite Insubria ( già nel 2007 rifiutata da parte della città’ di Como, in quanto ritenuta poco proficua). Si evidenzia pertanto la politica del primo cittadino, che ovviamente ben si e’ guardato dal trattenere l’ ateneo milanese sul territorio comasco

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