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Momenti di gloria-Grenoble nella leggenda.Il derby che vale l’Europa

altLa sfida senza esclusione di colpi che premiò la squadra brianzola
Grenoble, 24 marzo 1983, un giorno che è leggenda per la Pallacanestro Cantù, forse il più memorabile di una storia che dal 1936 si è arricchita di trionfi e allori in Italia e nel mondo per la società brianzola. Nella piccola cittadina francese va in scena una delle partite più epiche ed emozionanti degli annali del basket, la finalissima di quella che allora si chiamava ancora Coppa dei Campioni.
L’ultimo atto della più importante manifestazione continentale oppone per la prima volta

due squadre italiane; non due qualsiasi ma Ford Cantù e Billy Milano, il derby più acceso. La sfida più sentita in Lombardia, in Italia, tra la grande Milano e la piccola Cantù: un match che questa volta vale il trono d’Europa.
Di fronte due top team che ancora oggi insegnerebbero basket su ogni parquet. Da una parte il mitico Dan Peterson schiera tra le scarpette rosse mostri sacri come Roberto Premier, i gemelli Dino e Franco Boselli, Vittorio Gallinari, John Gianelli, tutti attorno all’asse portante formato dal fosforo di “Arsenio Lupin” Mike D’Antoni e i muscoli granitici di Dino Meneghin.
Sul fronte canturino Giancarlo Primo risponde con il cervello di Pierluigi Marzorati, il braccio armato di Antonello Riva, l’esperienza di Renzo “Barabba” Bariviera ma anche l’atletismo di due americani rimasti nella storia come il panterone nero Jim Brower e il molleggiato Wally Bryant senza dimenticare Beppe Bosa, Sergio Cattini, Corradino Fumagalli e il compianto “Lupo” Denis Innocentin.
Nasce una sfida epica senza esclusione di colpi che si conclude in volata con un finale mozzafiato. I numerosi tifosi canturini, anche quelli attaccati alle radio, vivono in apnea l’ultimo minuto: con la Ford avanti 69-62 sembra fatta.
Invece la leggendaria zona press 1-3-1 di Peterson riporta Milano a un solo punto di distacco, 69-68, quando mancano 13” al termine. Cantù spreca ben due rimesse e il Billy ha il pallone della vittoria: l’ultimo tiro di Franco Boselli, un cecchino, sembra una sentenza e invece danza sul ferro ed esce.
È l’apoteosi non solo della squadra ma di tutto il popolo canturino. La vittoria più bella con Marzorati ad alzare la seconda Coppa dei Campioni in mezzo alla folla arrivata dalla Brianza. Riva fu il miglior realizzatore con 20 punti, Brewer 12 e Bryant 18.
Fu quello l’apice della storia della Pallacanestro Cantù che avrebbe poi coronato con la conquista della seconda coppa intercontinentale ad impreziosire un palmares che vanta oggi 3 scudetti (15 anche giovanili), 4 Coppe delle Coppe, 4 Coppe Korac. L’ultimo trofeo internazionale è stato proprio la Korac nel 1991 sotto la guida di coach Fabrizio Frates, con Pace Mannion in campo protagonista a suon di punti e Pierluigi Marzorati all’ultima grande apparizione con l’allora Clear Cantù. Di fronte, il mitico Real Madrid.
Nella storia recente del club brianzolo ci anche due Supercoppe Italiane. la prima è stata vinta nel 2003 sotto la gestione della famiglia Corrado con Stefano Sacripanti in panchina e sponsor Oregon Scientific. C’è poi l’alloro del torneo 2012-2013 con la gestione Cremascoli, Andrea Trinchieri in panchina e il marchio Mapooro.

Andrea Piccinelli

Nella foto:
La festa dei canturini a Grenoble, in Francia, dopo la conquista della Coppa dei Campioni nel 1983, con la vittoria in finale su Milano. A destra, una fase del match
3 maggio 2014

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