Guarito da un tumore al bacino dopo il viaggio a Lourdes

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La Giornata del malato
Il cardiochirurgo Mario Botta: «Fatto medicalmente inspiegabile»

«Medicalmente inspiegabile». Così il cardiochirurgo di Olgiate Comasco Mario Botta ha definito la guarigione da un tumore maligno del bacino di Vittorio Micheli, 68enne originario della Valsugana, in Trentino, che ieri ha raccontato la sua incredibile vicenda di miracolato di Lourdes in un incontro organizzato al Sant’Anna nell’ambito della celebrazione della 22ª Giornata mondiale del malato.
Assente per motivi di salute il vescovo di Como, Diego Coletti, l’incontro si è aperto con la

messa officiata da monsignor Attilio Mazzola e dai cappellani dell’ospedale. «In questo periodo di convalescenza di monsignor Coletti – ha detto Mazzola – devo correre qua e là per sostituire il vescovo e ogni volta fare i conti con la delusione di chi lo aspettava». Durante la celebrazione è stata anche impartita l’unzione degli infermi.
Cuore dell’evento è stata la testimonianza di Vittorio Micheli. Mezzo secolo fa, quando aveva 18 anni, al giovane era stato diagnosticato un osteosarcoma del bacino che gli aveva causato lo “sbriciolamento” dell’osso, dei tendini e dei muscoli. «La gamba del paziente – ha evidenziato Mario Botta, cardiochirurgo al Niguarda e membro dell’Amil, l’Associazione Medica Internazionale di Lourdes – era attaccata al corpo solo attraverso la pelle».
Poi, la guarigione. «Non volevo andare a Lourdes – ha raccontato Micheli – Mia madre, però, ha insistito talmente tanto che alla fine mi sono lasciato convincere. Ero ingessato e trattato già con la morfina. Appena mi sono immerso nella vasca con l’acqua benedetta, il dolore è scomparso. Ho smesso subito con la morfina e poi, dopo qualche tempo, mi è stata tolto anche il gesso e la gamba era guarita».
La patologia del giovane Micheli era stata accertata da numerosi esami radiologici e dall’esame istologico effettuato da tre differenti scuole di anatomopatologia. Dopo il viaggio a Lourdes, la gamba è completamente guarita.
«Dagli esami successivi al pellegrinaggio – ha spiegato Botta – è emerso che l’osso, i muscoli e i tendini si sono riformati nuovamente. Micheli ha ripreso a camminare e a fare una vita normale».
Dalla guarigione miracolosa, o «medicalmente inspiegabile» per dirlo con le parole della scienza, sono trascorsi cinquant’anni. Vittorio Micheli non ha più avuto alcuna ricaduta né problemi oncologici. «Al momento della diagnosi, prima del pellegrinaggio a Lourdes – ha sottolineato il paziente – non mi sono state somministrate medicine antitumorali e non sono stato sottoposto a radioterapia perché gli specialisti avevano ritenuto che sarebbe stato già inutile visto lo stadio della malattia».
La guarigione di Micheli dall’osteosarcoma, avvenuta nel 1963, è stata riconosciuta ufficialmente come un miracolo della Madonna di Lourdes nel 1976 dall’allora arcivescovo di Trento Alessandro Gottardi. Alla testimonianza del miracolato e del medico dell’Amil hanno assistito numerosi operatori del Sant’Anna ma anche alcuni pazienti e familiari. All’incontro è intervenuta anche Diana Basile, milanese, miracolata a Medjugorie trent’anni fa.

Anna Campaniello

Nella foto:
Da sinistra: Diana Basile, miracolata a Medjugorie, monsignor Attilio Mazzola, Vittorio Micheli, il miracolato a Lourdes, e Mario Botta, cardiochirurgo al Niguarda (Fkd)

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