Guerra Di Bari-Rivetti

Calcio Como – Il presidente e il suo vice ai ferri corti sulla vicenda delle quote da cedere alla famiglia Tesoro. Ormai tra le parti è scontro
Ormai è guerra aperta. In mezzo il Calcio Como. Sembra di essere tornati a qualche anno fa, ai tempi dello scontro tra Antonio Di Bari ed Enzo Angiuoni. All’epoca, per firmare l’armistizio, fu decisivo Amilcare Rivetti, che di fatto si schierò dalla parte di Di Bari.
Ora lo scontro è proprio tra lo stesso Di Bari e Rivetti. La questione è ormai nota, quella della vendita di quote ad Antonio Tesoro, l’imprenditore che da tempo si è avvicinato al club, investendo anche parecchi euro. Suo

figlio Antonio è il responsabile del mercato della società lariana.
La situazione è in una fase di stallo. L’ipotesi iniziale, caldeggiata da Di Bari, era di cedere il 33% del club a Tesoro, con l’attuale presidente e Rivetti che, a loro volta, avrebbero mantenuto il 33%. Tre soci, quindi, alla pari.
Si parla di un impegno già firmato dalle parti ed è proprio su questo documento che la vicenda potrebbe anche approdare in Tribunale, se non si giungerà a un accordo. Il fatto è che Di Bari è disponibile a cedere il suo 16,5%, Rivetti no.
E qui si arriva allo scontro, con quello che fino a qualche giorno fa era un gelo tra le parti, mentre ora si va verso un assetto di guerra.
Ieri mattina, in teoria, era previsto un incontro da un notaio che però è saltato. E da parte di Di Bari che lo aveva caldeggiato, in questo momento la sensazione è di forte amarezza. Chi ha sentito il presidente, più che giudicarlo arrabbiato, lo ha trovato con il morale sotto i tacchi. Savino Tesoro, dal canto suo, appare irritato, e con poca voglia di parlare della vicenda.
Invece, dal quartier generale di Tavernerio della ditta Union Caffè arrivano notizie di un Amilcare Rivetti ringalluzzito e deciso a combattere la sua battaglia, fino anche ad arrivare a difendere i suoi diritti in Tribunale, se sarà il caso. E a questo punto della complicata vicenda entra in campo il gruppo di imprenditori lariani interessati ad acquisire il club. Un’iniziativa che ha preso piede tra alcuni soci degli “Amici di Como” e a cui hanno successivamente aderito anche personaggi non direttamente collegati al sodalizio.
Uno degli esponenti di spicco della cordata, Franco Polti, ha confermato che l’interessamento c’è e si sta portando avanti la trattativa, anche se una soluzione in questo momento appare lontana. Si è ancora in una fase di studio e di progettualità. Però l’interesse è concreto.
La trattativa viene portata avanti con Amilcare Rivetti che, non lo ha mai nascosto, preferirebbe andare avanti con un gruppo di soci legati alla città.
Stando alle indiscrezioni, a grandi linee sarebbe già tracciata l’organizzazione del club nel caso in cui questa trattativa di acquisizione del Calcio Como – che non appare comunque facile – dovesse andare verso una conclusione positiva.
Amilcare Rivetti rimarrebbe presidente del club lariano con una quota di carica del 15%, mentre gli eventuali nuovi soci si terrebbero il rimanente 85%.
All’attuale dirigenza – e anche questo passaggio non appare semplice – la cordata lariana chiederebbe la disponibilità a cedere a titolo gratuito il club, accollandosi però la gestione completa, con tutte le spese e i debiti.
Tra i progetti che il gruppo targato Como vorrebbe portare avanti, quello della costruzione di un nuovo stadio, sulla scorta di quanto avvenuto a Torino, dove la Juventus ha fatto da apripista alle società italiane che intendono investire su una propria struttura. Sarebbe già stata individuata anche l’area.
Ma, come detto, la situazione è ingarbugliata. Uno dei nodi che verrebbero al pettine, se la famiglia Tesoro decidesse di mollare, con questa situazione, è la sorte dei giocatori portati sul Lario direttamente da Antonio, responsabile del mercato azzurro. Persone come Toledo, Ripa e Urbano – ad esempio – che hanno ricevuto ben precise garanzie economiche dai Tesoro, che cosa farebbero? Rimarrebbero sul Lario o se ne andrebbero? E in caso di permanenza, chi si accollerebbe i loro pesanti stipendi? Un rebus non facile da risolvere, al pari di tante altre questioni che a questo punto rimangono aperte.

Massimo Moscardi

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