Guzzetti: «Nel Comasco si avverte la ripresa del tessile»

Industria locale – L’ex senatore della Democrazia Cristiana ha partecipato ieri mattina all’inaugurazione della nuova cappella nella Casa della Giovane
Il presidente della Fondazione Cariplo: «L’economia cresce solo se si innova dal punto di vista tecnologico»
«Ripensare lo Stato sociale, investire sulla formazione dei giovani e puntare sull’innovazione delle imprese». È la ricetta per il Lario di Giuseppe Guzzetti, avvocato comasco nato a Turate nel 1934, già presidente della Regione per 8 anni e senatore della Democrazia Cristiana per due legislature, dal 1997 presidente della Fondazione Cariplo.

Ieri, partecipando all’inaugurazione della nuova cappella nella Casa della Giovane di Como, ha fatto il punto sulla realtà economica e sulle prospettive per Como e l’Italia. «È evidente – sottolinea – il problema derivante dalle condizioni sociali in cui vive il mondo giovanile, con i ragazzi che sono esclusi dalle prospettive di accesso al mercato del lavoro». Anche sul Lario «i giovani si trovano in una situazione simile, e proprio per questo serve investire sulla formazione». Infatti, per Guzzetti «il capitale umano è fondamentale, e in quest’ottica bisogna dare ai giovani la possibilità di essere competitivi a livello europeo».
Il che dovrebbe tradursi anche nell’innovazione delle imprese. «In territorio comasco vedo una certa ripresa del tessile – nota il presidente – e ci sono iniziative positive, come l’incubatore per le imprese di Lomazzo, che giustamente si muove nell’ottica di mettere a disposizione delle realtà produttive i necessari strumenti a sostegno dell’innovazione».
Anche perché, ammonisce Guzzetti, «l’economia cresce soltanto se si innova». E per l’Italia? Guzzetti sottolinea la necessità di «prendere consapevolezza delle difficoltà e della carenza di risorse. Siamo passati da una realtà in cui le risorse pubbliche garantivano la risposta ai bisogni sociali a una in cui tali risorse non ci sono più: i bilanci di regioni e comuni sono già in difficoltà, e sembra che i trasferimenti siano destinati a diminuire».
Dunque, diventa fondamentale «dare comunque una risposta ai bisogni delle persone, a maggior ragione di fronte al venir meno dello stato sociale così come siamo abituati a pensarlo. Dobbiamo pensare a un nuovo modello di realtà, un modello comunitario che tenga conto delle realtà di volontariato, con i loro milioni di addetti, delle fondazioni e dei privati».

Federico Trombetta

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