Hammamet, Craxi da ieri sul grande schermo. Parini e Ambrosetti ricordano il “vero” Bettino

Bettino Craxi

Andrea Parini ha prenotato una poltrona questa sera, per la proiezione speciale alla presenza del regista, Gianni Amelio. Massimo Ambrosetti vedrà Hammamet nel weekend, evitando anche lui la ressa della prima e i “gruppi di ascolto” di ex collaboratori di Bettino Craxi ed ex dirigenti del Partito Socialista.
Parini e Ambrosetti, avvocati e amici di lunga data, sono forse i due comaschi, pur d’adozione, che hanno meglio conosciuto l’ex presidente del consiglio, morto da esiliato, in Tunisia, il 19 gennaio del 2000. L’uscita nelle sale del film, con Pierfrancesco Favino nel ruolo di Craxi, è l’occasione per ricordare alcuni aneddoti di uno dei leader politici italiani più importanti di tutto il dopoguerra, travolto negli anni Novanta dallo scandalo di Mani Pulite.
La famiglia Craxi ebbe un legame forte con il territorio lariano, il padre Vittorio, avvocato milanese antifascista, fu prefetto di Como dal 1946 al 1947. La famiglia aveva una casa a Casasco Intelvi, poi una villa a Capiago Intimiano. Bettino studiò al Collegio De Amicis di Cantù.
I ricordi di Parini e Ambrosetti sono però tutti milanesi. «Sono un grande estimatore di Favino e sono curioso di vedere il suo Craxi – spiega Parini – nel trailer mi ha colpito la somiglianza fisica, grazie al trucco, e la gestualità, ripresa alla perfezione. La voce invece no. Quella resta inimitabile. Craxi aveva un modo di parlare lento, un tono che sottolineava continuamente quello che stava dicendo. A Milano, in segreteria, in tanti cercavano di imitarlo anche in quello, con scarsi risultati».
Per oltre vent’anni, Parini ha collaborato e avuto a che fare con il Craxi politico, fino al periodo in cui l’avvocato milanese-comasco ricoprì lo scomodo ruolo di segretario regionale del partito.
«Quando ero un giovane studente universitario, Craxi era già un alto dirigente di partito – ricorda Parini – Il nostro primo incontro fu nello stretto ascensore della storica sede del Psi. Io ero in un angolino, mentre Craxi con la sua stazza imponente (era alto più di un metro e novanta) occupava quasi tutto l’ascensore. Mi intimoriva. Invece fu lui a parlarmi per primo. Mi disse: “Tu sei Parini, Andrea. Ho sentito parlare bene di te. Se hai bisogno chiamami”».
Da allora le occasioni di incontro furono molte. Anche se Parini evitò sempre di entrare in quello che si potrebbe definire il “cerchio magico” del leader. «Craxi aveva diversi ambienti nella sua vita, ma preferiva non comunicassero troppo».
C’erano gli amici stretti, le conoscenze dell’infanzia, alcuni Vip, poi i collaboratori politici e, infine, la corte dei miracoli di chi cercava di ottenere poltrone e favori.
«Il nostro rapporto fu sempre cordiale, anche negli anni in cui uno si trovava e Milano e l’altro a Roma. Fino all’ultimo, nei momenti di vicinanza, Craxi amava trattarmi un po’ come un garzone di bottega, anche quando il partito mi affidò in un momento storico difficile la segreteria regionale».
Fu proprio Parini a suggerire a Craxi un giovane collaboratore, un avvocato praticante, Massimo Ambrosetti, per seguire la campagna elettorale del 1990, la prima con la preferenza unica.

«Avevo appena fatto uno studio sul fenomeno Lega Lombarda e sulla sua espansione – ricorda Ambrosetti – Avevo fatto interviste e sondaggi. Parini cercava un ragazzo sveglio e pensò a me per guidare il team della campagna elettorale di Craxi. Nel frattempo Craxi si era probabilmente allontanato un po’ dalla gente. Nel partito c’era chi sapeva fare le tessere, ma la campagna con la preferenza unica era una novità. Così puntarono su dei giovani. Lavorai fianco a fianco con Bettino Craxi per quattro mesi». Anche Ambrosetti ha un aneddoto che lo lega all’ex segretario del Psi. «È un filmato che la Rai manda ancora qualche volta. Ci siamo io e Craxi che passeggiamo in piazza Duomo, a Milano. Quello che solo si intuisce è che Craxi discorreva con me, ma in realtà rifletteva ad alta voce. Si erano già aperte le primissime inchieste della Magistratura. Le considerava attacchi alla sua candidatura. A un certo punto io mi soffermai a guardare due belle ragazze straniere, sedute sugli scalini del Duomo, che ci sorridevano. Smisi di ascoltarlo. Lui se ne accorse, ma non mi riprese, anzi fece una risata e disse: “Allora ti piacciono le straniere? Pensa che la questione degli stranieri terrà impegnata l’Italia per i prossimi vent’anni”. Fu una frase profetica, che credo possa indicare la statura del Bettino Craxi politico e dello statista».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.