Omicidio di Veniano. «Hanno iniziato a litigare, è stato un attimo». Sentiti gli amici del giovane ucciso a Veniano

omicidio di un giovane nel parco di Veniano

«È durato un attimo». «Abbiamo visto che litigava, poi che veniva verso di noi». «È caduto a terra, privo di sensi». Erano una decina gli amici di Hans Junior Krupe che si trovavano con lui a Veniano la sera delle coltellate che sono costate la vita al ragazzo 25enne. I giovani, comprensibilmente sotto shock, sono stati sentiti in queste ore dai carabinieri della compagnia di Cantù che stanno indagando sull’assurdo omicidio avvenuto domenica intorno alle 22.20. Il giovane, al momento della lite mortale, era da solo, accanto alla fontanella del campo sportivo appena fuori dagli spogliatoi.
L’uomo che ha posto fine alla sua esistenza in modo tanto barbaro quanto inspiegabile, era poco lontano.
Non si conoscevano, non si erano mai visti.
La lite sarebbe partita per uno schizzo d’acqua. Forse più di uno, ma tanto non basta per levare dalle contestazioni del pm anche l’aggravante dei futili motivi. Perché di questo si tratta.
L’arrestato, Gabriele Luraschi, papà 47enne di Fenegrò, che era al parco con la moglie e i due figli piccoli, di 11 e 7 anni, non solo ha litigato con il ragazzo, ma ha anche estratto dalla tasca un coltello a serramanico.
«Lo portavo sempre con me», avrebbe detto a chi lo interrogava. Vero, perché negli anni ’90 era stato segnalato proprio per il porto di oggetti atti ad offendere.
Ma il fatto non è solo questo. L’arma usata è infatti un coltello a serramanico, non di quelli che si aprono a scatto premendo un bottone, bensì del tipo con la lama che deve essere aperta a mano, con un gesto volontario. La lama non può “scattare” per errore, dopo aver accidentalmente premuto il bottone. No, la lama deve essere presa e tirata, armando il coltello. Un gesto quindi che il 47enne avrebbe compiuto nei pochi attimi passati dalla lite alla colluttazione nel parco di Veniano. L’incarico per l’autopsia è stato affidato ieri mattina dal pubblico ministero di turno in Procura a Como, il sostituto Pasquale Addesso. Anche dall’esame autoptico dipenderanno molti punti che finiranno nelle contestazioni all’operaio serigrafico che, fino a domenica sera, era descritto da chi lo conosce come dedito solo al lavoro e alla famiglia. Perché il fendente già si sa che non è stato uno solo. Per almeno due volte il braccio dell’uomo ha colpito il 25enne, forse anche tre o addirittura più volte, anche se molte lesioni sarebbero superficiali. L’arma è stata posta sotto sequestro, consegnata spontaneamente dall’arrestato quando i carabinieri sono arrivati a suonare alla sua porta, nemmeno un’ora dopo il fatto. Sequestrati anche gli indumenti sporchi di sangue, la maglietta e i pantaloncini. Ha confessato tutto. Prima alla moglie, che a sua volte ha chiamato i carabinieri di Appiano Gentile, poi direttamente ai militari. «Non pensavo di averlo ucciso».
L’accusa parla di omicidio volontario aggravato sia dalla presenza di minori, sia dai futili motivi che stanno all’origine del diverbio. Viene contestato anche il porto abusivo d’arma bianca.
Contro di lui anche le testimonianze degli amici di Hans Krupe e le telecamere che l’hanno ripreso – prima e dopo l’accaduto – allontanarsi dal parco di Veniano in compagnia della sua famiglia.

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