HANNO SOLO DONATO TEMPO AI RAGAZZI

di DAVIDE CANTONI

È vero, temevano tempesta ed è stato uno sbuffetto dal freezer. Sole di mezzanotte, neve in estate, laghi ghiacciati, renne. Muschi e licheni à-côté. In questa terra trans-padana niente di tutto questo. Buran partirà pure dalla Siberia ma è una tiepida brezzolina rispetto ai rigidi inverni del Nord del mondo.
E noi dilettanti siamo impreparati. Impreparati al freddo quanto al caldo. Forse indeboliti, certo impauriti, di fronte a quanto non si piazza nella sottilissima asticella della
norma che il quieto – quasi quieto – vivere occidentale ci ha donato. Bel lusso.
Così pioggia diventa tempesta, nevischio si trasforma in bufera, danno in dramma. Mea-culpa generale, dai. Tutti compresi, anche certi titoli di tiggì e giornali. L’allerta piace. E vende.
Tutto ciò scremato, resta in qualche modo da capire – non da assolvere – l’allarme, l’eccesso di prudenza di certe amministrazioni. Da Nord a Sud. «Scuole chiuse», «tutti a casa», «auto solo se necessario».
Un abbraccio intorno al camino e grolla dell’amicizia. Gli amministratori temono il gioco del boia e dell’impiccato. Senza decisione, folla in piazza e forconi al primo marciapiede ghiacciato. Con decisione, polemiche e proteste per eccesso di zelo.
Vanno capiti, poveracci, si sentono indecisi. Sbagliano? Si certo. Ma sono politici. Cerchio e botte, capra e cavoli.
Ma non eccede pure quest’ondata di indignados del ghiaccio? Orde di genitori imbufalite che si interrogano sul valore etico-educativo della decisione. «Quale messaggio stiamo trasmettendo ai nostri ragazzi?». Scrive l’amica e collega qui di fianco. È uno scherzo? Hanno chiuso le scuole o sospeso la didattica per un paio di giorni. Meraviglia. Non hanno depennato Storia e Filosofia dai programmi ministeriali o messo all’indice i corsi di educazione civica.
Hanno donato tempo. Un pochino di tempo ai ragazzi. È uno strappo alla regola, un’anomalia involontaria.
Ma, accidenti, chi di noi non è stato fanciulletto? E come l’abbiamo presa quando, chissà perché o per come, ci hanno lasciati a casa? Non siamo diventati, in linea di massima, sociopatici.
Elogio sublime dell’ozio, delle palle di neve, delle slitte e del riposo. Non era programmato e quindi è ancor più delizioso in questo inverno del malcontento. Non è forse invidia la vostra, mamme e papà? La mia lo è di certo. Vorrei essere tra i banchi del liceo. Vorrei entrasse un bidello e mi dicesse: «Tutti a casa. Fiocca!». Che oggi, a 34 anni, al massimo, se nevica, devo uscire a intervistare genitori indignati.

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