Hezbollah sul Lario: sequestrati soldi e documenti

Primi due indagati: in un appartamento di Lurate Caccivio trovati 30mila euro
Gli inquirenti non sembrano avere dubbi sulla vicinanza degli stranieri residenti in provincia di Como (e colpiti, nelle scorse ore, dalle perquisizioni della Digos) con la cellula di Hezbollah turca attiva a Terni. Nucleo eversivo guidato da sei estremisti ora finiti in carcere nell’ambito della maxi operazione di martedì che, alla fine, ha contato anche su oltre trenta persone iscritte sul registro degli indagati. Un numero cui, da ieri, si sono aggiunti due nominativi “lariani”, ovvero un turco e un libanese di Lurate Caccivio e Cassina Rizzardi. La decisione è stata presa in seguito alle perquisizioni (nove quelle effettuate in provincia di Como) della Digos lariana in collaborazione con i colleghi umbri. A Lurate Caccivio, infatti, gli uomini della polizia hanno trovato e sequestrato – nelle disponibilità del libanese – ben 30mila euro. Soldi di cui ora si sta cercando di capire sia la provenienza sia la destinazione. Nel secondo appartamento, invece, la Digos ha rinvenuto documenti ritenuti falsi e utilizzabili per le richieste di asilo politico. Una attività – quella appunto del far ottenere la protezione politica agli irregolari curdi – in cui l’associazione era molto attiva.
Il materiale sequestrato dagli inquirenti ha portato inevitabilmente alla doppia iscrizione sul registro degli indagati. Le posizioni verranno vagliate nelle prossime ore. La procura di Terni è al lavoro sull’ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. Ma i documenti ora nelle mani della Digos, e ottenuti nelle altre perquisizioni che hanno toccato i comuni di Olgiate Comasco, Gironico, Fino Mornasco e Luisago, sono ben più numerosi. Ci sono carte che gli inquirenti dall’Umbria si limitano a definire «importanti» e che verranno passate al setaccio – e anche tradotti, in molti casi, dal turco all’italiano – nelle prossime ore, e che saranno poi incrociate con le intercettazioni telefoniche che testimonierebbero il collegamento tra la cellula di Terni e i turchi di origine curda residenti nel Comasco. Una cosa, però, forse nemmeno l’Antiterrorismo si attendeva, ovvero la presenza tra gli elementi controllati sul Lario di un cittadino libanese. È infatti noto che l’Hezbollah turca non è affatto sovrapponibile al “partito di Dio” libanese, ma la presenza attiva e i contatti tra un uomo del “paese dei cedri” con la cellula umbra potrebbe aprire nuovi scenari francamente impensabili.
Le indagini, intanto, proseguono in tutta Italia e nelle scorse ore hanno portato al sequestro di computer, altri falsi documenti e pure di alcuni cd commemorativi della strage avvenuta sulla nave turca “Marmara” nel 2010. L’operazione “Aladin” è partita, lo ricordiamo, proprio grazie ad un arresto a Como nel 2009. Il 3 ottobre di quell’anno, nella nostra città, le forze dell’ordine fermarono un cittadino curdo sospettato di essere un componente di Hezbollah turca. Una operazione di cui subito si capì l’importanza – tanto che fu citata nel rapporto annuale dei servizi segreti tra le dieci principali del 2009 – e che si è poi sviluppata piano piano fino ad arrivare ai blitz e alle perquisizioni di queste ore. Tra le attività in cui i turchi facevano “cassa” per poi girare i proventi a Hezbollah, c’era soprattutto la filiera del kebab, dalla lavorazione delle carni a tutti gli altri passaggi in cui venivano occupati gli oltre 50 clandestini già fatti giungere in Italia come finti perseguitati politici. Un «salvadanaio», sono state le parole usate dalla Questura di Terni riferite all’attività dei kebab, «periodicamente svuotato dall’associazione per sostenere la causa curda». Ora bisognerà capire se i 30mila euro sequestrati a Como fossero o meno parte di quel salvadanaio.

Nella foto:
La presentazione alla stampa dei risultati dell’operazione “Aladin” che ha portato a nove perquisizioni sul Lario oltre a due indagati comaschi. Sequestrati documenti e 30mila euro (foto Sara Gargagli)

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