Hezbollah turca: al vaglio il materiale sequestrato

L’indagine – Molti documenti dovranno essere tradotti
Servirà tempo. Probabilmente tanto tempo. Quello necessario per incrociare la notevole mole di documenti, file e dati sequestrati con i precedenti riscontri delle indagini. Dopo i giorni del blitz e delle prime importanti rivelazioni, l’inchiesta umbra sulla cellula di Hezbollah turca entra nella fase dell’analisi. Rimangono le certezze: i due uomini residenti in provincia di Como iscritti sul registro degli indagati, i falsi documenti prelevati in un appartamento di Cassina Rizzardi e i 30mila
euro trovati in un’altra casa di Lurate Caccivio. Questi ultimi nelle disponibilità di un libanese, particolare non secondario secondo gli inquirenti e la Digos di Terni e di Como, in quanto potrebbe aprire scenari inattesi dato che, fino ad oggi, Hezbollah turca non era mai stata affiancata al “partito di Dio” attivo nel Paese dei cedri.
Sono state ben 9 le perquisizioni eseguite nel Comasco, dopo che nelle intercettazioni telefoniche gli uomini della polizia e dell’antiterrorismo avevano intuito che i contatti con il Lario da parte dei sei turchi arrestati a Terni (e ritenuti essere il vertice della cellula terroristica), potevano andare ben oltre la semplice amicizia. Al momento, tuttavia, gli indagati “lariani” rimangono solo due. C’è infine un ulteriore elemento che richiederà tempo: la traduzione dei documenti sequestrati. Molto materiale recuperato nelle perquisizioni è scritto infatti in lingua turca e, dunque, dovrà essere affidato ad un interprete. Le contestazioni della procura umbra riguardano l’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina principalmente di cittadini curdi e libanesi.

Nella foto:
Un momento della conferenza stampa che si è tenuta a Terni dopo gli arresti effettuati in Umbria (foto Sara Gargagli)

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