Hezbollah turca attiva in Italia. Nove perquisizioni sul Lario

Antiterrorismo e Digos al lavoro anche nella nostra provincia
Il sospetto dell’antiterrorismo è inquietante: anche sul Lario, sarebbero attivi stranieri di etnia curda in qualche modo collegabili alla cellula eversiva di Hezbollah turco “stanata” ieri a Terni. Un gruppo di sei persone arrestate ritenute essere una emanazione in Italia del “partito di Dio” da non confondere però con quello libanese.
Soggetti che anche nella nostra provincia avevano contatti, probabilmente finalizzati allo scopo dell’associazione per delinquere che viene loro contestata, quella per il favoreggiamento dell’immigrazione
clandestina. La Digos di Como, in collaborazione con quella umbra, ha portato a termine ben nove perquisizioni in appartamenti e associazioni riconducibili alla comunità curda sul Lario: gli uomini della Questura hanno bussato a più porte nei comuni di Olgiate Comasco (due interventi), Fino Mornasco (tre perquisizioni), ma anche Gironico, Cassina Rizzardi, Lurate Caccivio e Luisago. Locali in uso o di proprietà a cittadini turchi, soggetti che ora passeranno sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti per verificare eventuali contatti con l’associazione terroristica internazionale attiva dai primi anni Ottanta con l’obiettivo di creare uno Stato islamico sul territorio di quella che oggi è la Repubblica Turca.
Gli uomini della Digos hanno perquisito i locali portando via una notevole mole di documenti, molti dei quali in lingua turca che ora dovranno essere tradotti. Al momento non è dunque escluso che le indagini possano ulteriormente allargarsi – anche sul fronte degli indagati – una volta collegate le risultanze dell’inchiesta fin qui condotta con il nuovo materiale acquisito nelle nove perquisizioni lariane.
Le indagini, come detto, sono state condotte dalla Procura di Terni con la Digos e di concerto con i funzionari del Servizio centrale di antiterrorismo. Un lavoro di oltre un anno che ha portato ad individuare la base operativa dell’associazione proprio nella città umbra, con ramificazioni in tutto il Nord Italia, tra cui appunto Como e la sua provincia. Gli indagati – sei i turchi arrestati ritenuti essere al vertice dell’associazione – gestivano in diverse regioni la vendita di kebab ed avevano regolarizzato la loro posizione in Italia dopo aver ottenuto in modo fraudolento il riconoscimento di rifugiati politici. Una pratica, quella di “taroccare” le richieste di asilo politico, che veniva promessa anche ad altri curdi che venivano in tal modo invogliati ad arrivare in Italia.
Un viaggio che era organizzato in tutto e per tutto dall’associazione attraverso diversi sistemi, tra i quali il pagamento dei trafficanti di esseri umani, ma anche la falsificazione dei visti di ingresso e i matrimoni simulati. I turchi giunti irregolarmente in Italia potevano poi contare sul fiancheggiamento da parte dell’organizzazione (vitto, alloggio, occupazione) che li avviava alla procedura per il riconoscimento del promesso asilo politico. Le indagini hanno appurato che sarebbero già più di 50 i cittadini curdi riconducibili a Hezbollah turco che avrebbero ottenuto il riconoscimento della protezione umanitaria con dichiarazioni in fotocopia ritenute false, accompagnate da documentazione contraffatta (tessere di partiti politici, mandati di cattura, certificati medici attestanti esiti inesistenti di ferite da tortura) e quant’altro.
Un gruppo bene organizzato che poteva contare anche sullo sbocco al Nord, in provincia di Como, con persone che conoscevano i soggetti ora arrestati o indagati. Le indagini cercheranno di appurare ora se tra le parti i rapporti andassero oltre alla semplice amicizia.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Uno degli arresti della polizia umbra effettuati ieri (foto Sara Gargagli)

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