I ciellini comaschi: «Dentro Forza Italia ma non allineati»

altIl meeting e il Lario
Il presidente della Compagnia delle Opere tifa invece per il governo di Enrico Letta

Per anni è stato l’appuntamento fisso che segnava la ripresa della stagione politica dopo le ferie estive. Ma quest’anno, complici le vicissitudini di Silvio Berlusconi, il Meeting di Rimini segna soltanto una tappa del cammino ininterrotto della transizione del sistema politico italiano. Le cose cambiano. E anche in fretta. La vecchia cinghia di trasmissione che sembrava unire il popolo di Cl al centrodestra e al suo leader carismatico si è spezzata.
Il movimento “inventato” da don Luigi

Giussani ha oggi due ministri nel governo di unità nazionale: il pidiellino Maurizio Lupi e il centrista Mario Mauro. Entrambi con deleghe piuttosto importanti (Infrastrutture e Trasporti e Difesa). Forse anche per questo le posizioni non sono così nette.
La conferma di un nuovo equilibrio giunge dalle parole del comasco Marco Mazzone, presidente della Compagnia delle Opere lariana. «Mi sembra che tutti abbiano chiaro come il momento attuale richieda un cambiamento, innanzitutto dell’uomo. Papa Francesco è stato chiaro: siamo dentro una crisi antropologica e bisogna ripartire dagli esempi positivi, da ciò che unisce e non da ciò che divide».
Ragionamento a metà tra la filosofia e la religione per dire che non è il momento di spezzare fili annodati con molta difficoltà. E Mazzone cita a proposito proprio il premier, Enrico Letta, che domenica ha aperto i lavori del Meeting. «Come ha spiegato il presidente del Consiglio, chi si pone in antitesi dovrà prendersi la responsabilità di spiegarne i motivi. In questo momento dobbiamo mettere assieme forze ed energie per far continuare il governo nel lavoro intrapreso. Il Paese ha bisogno di una strada chiara verso la crescita e lo sviluppo, bisogna prendere decisioni importanti per l’aiuto alle imprese, alle famiglie, a chi si trova in difficoltà».
Sulla vicinanza a Berlusconi e al centrodestra, il presidente della Cdo di Como usa argomenti molto chiari. «La Cdo è vicina alla società civile, alle persone che si impegnano per il bene comune. Oggi non c’è una parte politica privilegiata rispetto ad altre. Anche con l’ex presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, possono esserci pareri discordanti. Non mi scandalizzano le valutazioni diverse».
Patrizio Tambini, già assessore in Provincia e vicecoordinatore provinciale di Forza Italia, è meno “aperturista”. Da sempre legato a Formigoni, ribadisce la volontà di «approdare» nei prossimi mesi nella rinata Forza Italia. Ma non nasconde qualche perplessità sullo stato attuale del centrodestra, soprattutto comasco.
«Sul Lario c’è piattume, più che altrove. Dal dopo elezioni regionali a oggi non c’è stata alcuna iniziativa politica. Capisco che non siamo più al governo della città e che la Provincia è scomparsa, non vi sono quindi grandi spazi di agibilità. Ma il vuoto del centrodestra in città e sul territorio è un dato di fatto».
La componente ciellina del Pdl non si è comunque sciolta. Tutt’altro. «Ci siamo trovati ancora di recente per capire cosa fare. Il partito, per il momento, è piegato sulle questioni nazionali. Non si muove nulla nemmeno in Regione. Noi abbiamo mantenuto la nostra organizzazione e a breve decideremo come muoverci. Confesso che il dibattito è molto libero, non ci sono posizioni precostituite e non siamo allineati su punti di vista che, peraltro, appaiono tutti in movimento».
A tutt’oggi, conclude Tambini, «noi siamo dentro il progetto della nuova Forza Italia. Ma sullo sfondo la domanda principale non è “dove siamo” ma “quali prospettive e quale modello di partito vogliamo realizzare”».

Nella foto:
Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha inaugurato il Meeting di Rimini 2013 con un lungo discorso davanti a 3mila persone

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