I comaschi di Bruxelles, una città fantasma. Negozi chiusi. «Così stanno vincendo loro»

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È una metropoli fantasma Bruxelles. Accessi della metropolitana sbarrati, negozi chiusi, strade vuote, grandi eventi rinviati. Tutti hanno sentito l’allarme lanciato dal primo ministro belga Charles Michel: «Il governo teme un attacco simile a quello di Parigi, con un gruppo di persone con armi ed esplosivi». È arrivato poi il consiglio di «evitare i luoghi affollati come centri commerciali, concerti o stazioni di mezzi pubblici».
Il livello di allerta è stato alzato a quattro, il più alto nella scala dei servizi di sicurezza belgi.
Tra chi ha passato un’insolita giornata chiuso in casa, anche il manager comasco Simone Ceruti, a Bruxelles con la moglie e i tre figli da quasi tre anni. «Noi viviamo in pieno centro – spiega Ceruti – in una zona di locali pubblici, poco distante da place du Châtelain dove ogni mercoledì c’è un importante mercato. Oggi tutti i locali sono chiusi. Questa mattina sono passato dal corso principale, avenue Louise, era deserto. Chiusi tutti i negozi, compresi quelli delle grandi firme. Una situazione mai vista di sabato, ma neppure in settimana».
Anche i figli di Ceruti, che hanno otto, dodici e quattordici anni, non sono usciti di casa.
«Hanno amici che vivono qui vicino, ma nessuno se l’è sentita di uscire – spiega – Ci sono polizia e militari ovunque. Dai giorni dell’attentato a Parigi ci sono uomini armati davanti alle scuole. I miei figli frequentano l’Istituto Internazionale, dove ci sono figli di ambasciatori e alte personalità . Il livello di guardia è stato subito elevato. Abbiamo appena ricevuto una mail che comunica che lunedì le lezioni saranno regolari, ma hanno sospeso tutte le manifestazioni sportive».
Ceruti pensa proprio a domani, quando dovrà spostarsi nel suo ufficio che dista duecento metri dal Parlamento europeo. O alla trasferta settimanale a Parigi, quando con il treno ad alta velocità deve passare per il famigerato sobborgo di Molenbeek, il quartiere in cui sono vissuti i terroristi degli ultimi attentati.
«Il degrado richiama il degrado, urbano e sociale – dice Ceruti – Negli anni la microcriminalità ha attecchito e si è trasformata. E oggi paghiamo le conseguenze di una politica troppo attenta ai compromessi».
«Ho girato il mondo per la multinazionale per cui lavoro – dice il manager – anche zone calde, come Haiti, ma mai mi sarei immaginato di vivere una simile giornata a Bruxelles».
«Ci hanno tolto la fiducia nel prossimo – conclude Ceruti – La gente guarda tutto con sospetto ora. Giovedì mia figlia maggiore non andrà al concerto che attendeva da mesi. Qualcuno crede che sia stato eccessivo alzare il livello di allerta, ma a noi non resta che sperare che non accada nulla di drammatico».
«Stanno vincendo loro, i terroristi» fa eco a Ceruti un altro comasco, ingegnere, da anni a Bruxelles per lavoro, e che preferisce conservare l’anonimato. «Sto seguendo sul liveblog sito del giornale “Le Soir” l’evoluzione della giornata – spiega – Bruxelles è una città complessa, formata da 20 Comuni. Sono chiusi i centri commerciali e le piscine. Hanno rinviato la partita dell’Anderlecht in Prima Divisione, non si gioca a basket e a hockey. Anche noi non siamo andati in centro», conclude.
Paolo Annoni

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