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«I contanti nelle borracce della bici»: patteggia Leoni. Quattro anni di pena per l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate

Era stato l’ultimo a chiedere di essere sentito dal pubblico ministero Pasquale Addesso. Per mesi – dal momento dell’esecuzione del’ordinanza di custodia cautelare in carcere dello scorso giugno – era rimasto in silenzio. A ottobre, tuttavia, anche l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como, Roberto Leoni, aveva voluto sedersi di fronte al pm. Al centro dell’attenzione – e delle domande – quello che era stato soprannominato “Sistema Pennestrì”, ovvero la soluzione di problemi legati al fisco grazie al pagamento di tangenti.L’interrogatorio si era tenuto nel carcere di Busto Arsizio. Dieci ore di faccia a faccia – dalla mattina alla sera – in cui Leoni aveva raccontato la propria versione dei fatti, quello che avveniva e soprattutto i piaceri fatti allo studio Pennestrì e ai suoi clienti.Mazzette difficili da quantificare – l’interrogatorio è secretato – che tuttavia sarebbero girate in modi classici e meno convenzionali.Pare infatti che uno dei nascondigli scelto per consegnare i contanti fossero le borracce delle biciclette da corsa che poi venivano passate di mano in mano, una sorta di “Coppi-Bartali” dell’illegalità.Fin dalle ore immediatamente successive all’interrogatorio di Leoni, era emersa la volontà dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como di arrivare pure lui a un accordo sulla pena, come già fatto del resto sia da Antonio Pennestrì sia dal figlio Stefano. E l’accordo sarebbe stato raggiunto nella misura di 4 anni, più il risarcimento del danno che non è noto.Una intenzione che avrebbe già l’accordo del pubblico ministero e che attenderebbe dunque solo di essere ratificata di fronte al giudice dell’udienza preliminare.Ratifica che è giunta nei giorni scorsi per i Pennestrì, che hanno chiuso le pendenze con la giustizia con un accordo sulla pena raggiunto a 4 anni e 6 mesi per il padre e 3 anni per il figlio. Nell’atto era stato inserito anche un risarcimento del danno quantificato in 120mila euro.La vicenda – conosciuta – è quella che la scorsa estate aveva scosso l’Agenzia delle Entrate di Como e lo studio dei due commercialisti lariani.Il Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Como aveva portato a termine un blitz che aveva suscitato clamore in città e che aveva riguardato un presunto giro di tangenti che ruotavano attorno all’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como e ai due noti commercialisti.Serie di arresti che erano stati accompagnati da una lunga fila di perquisizioni in tutta la provincia.

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