I conti dello Stato e le tasse, due aspetti di un unico dilemma

Il dariosauro
di Dario Campione

Il consiglio dei ministri si riunisce oggi alle 15 per raddrizzare i conti del Paese. La riunione si annuncia complicata, nervosa.
La crisi ha riportato in primo piano la necessità di rivedere completamente le voci di spesa dello Stato. La battaglia è aperta, anche perché dall’esito della manovra dipendono le sorti dell’esecutivo.
Il taglio delle tasse, autentico mantra di ogni uomo politico con responsabilità di governo, resta una chimera. Non si farà, semplicemente perché non

ci sono i soldi necessari.
In questi giorni si rincorrono cifre e numeri di ogni tipo. Non mancano nemmeno i tentativi di sviare dai problemi reali. L’esempio più classico è quello della spesa per la “casta”. L’amministrazione centrale dello Stato costa ogni anno oltre 500 miliardi di euro, sanità esclusa (ospedali e Asl sono infatti governati dalle Regioni).
Il funzionamento delle istituzioni – la “casta”, appunto – incide all’incirca per lo 0,7% del totale. Un costo quasi irrisorio, che pure nessuno riesce più a sopportare a causa dei troppi privilegi ad esso affiancati.
Nel frattempo, l’evasione fiscale galoppa. Nell’agosto del 1946, il ministro degli Esteri Pietro Nenni annotava nel suo diario le confidenze di Donato Menichella, allora direttore (e in seguito governatore) della Banca d’Italia: «La nostra borghesia non ha pagato le tasse sotto il fascismo, non ha pagato durante la guerra, continua a non pagare». Sono trascorsi 65 anni, il diario di Nenni è più attuale che mai.
Di questo parliamo stasera in diretta, a partire dalle 20.30, nell’ultima puntata del Dariosauro in onda su Etv.
dariosauro@espansionetv.it

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