I conti italiani in Svizzera “minacciati” dal fisco Usa

Il sistema finanziario ticinese cerca una via d’uscita dalle pressioni americane
La guerra diplomatica attorno al segreto bancario svizzero non si ferma.
I forzieri della Confederazione hanno un “nemico” che si fa ogni giorno più forte e pericoloso: il fisco americano. Il governo di Berna ha confermato in questi giorni il trasferimento di alcune informazioni direttamente alle autorità federali di Washington. In questi file potrebbero essere contenuti dati bancari di clienti italiani che sono o sono stati contribuenti Usa.
Oltreconfine c’è una fortissima preoccupazione
, si temono, verso una decina di banche “minori”, iniziative simili a quelle attuate negli anni scorsi contro l’Ubs, costretta nel 2008 a rivelare informazioni per evitare sanzioni altrimenti durissime.
Lunedì prossimo, il Centro di Studi Bancari di Vezia – fondazione di proprietà delle banche ticinesi che si occupa di formazione e di analisi del sistema finanziario – organizza un seminario per mettere a fuoco tutte le problematiche e i rischi di una pressione politica crescente del fisco americano sulla Confederazione.
Il seminario di Vezia sarà condotto da Paolo Bernasconi, avvocato e docente di diritto penale.
«In Svizzera, la trasmissione diretta di informazioni da parte di una banca a un’autorità straniera è assolutamente vietata – dice Bernasconi – Addirittura punibile penalmente. Nella comunicazione al fisco Usa non c’è stata sinora violazione alcuna, si è trattato di dati privi di nominativi, sia di clienti sia di collaboratori delle banche svizzere».
Il Parlamento di Berna sta esaminando la revisione della convenzione sulla doppia imposizione con gli Usa. Gli americani chiedono di poter accedere alle informazioni senza nemmeno più indicare il nome del contribuente oggetto di una procedura fiscale o penale, la cosiddetta ricerca indiscriminata di prove (fishing expedition). Cosa ne pensa?
«Secondo gli standard Ocse sullo scambio di informazioni fiscali l’identificazione del contribuente del quale vengono chieste informazioni può avvenire anche senza l’indicazione del nome e del cognome. Ma tutti i trattati internazionali in discussione nonché la legislazione interna svizzera prevedono esplicitamente l’esclusione del fishing expedition».
La settimana scorsa, la Banca Wegelin, la più antica banca svizzera, con 700 dipendenti, ha dovuto essere venduta in fretta e furia al gruppo Raiffeisen per salvarla dai rischi legati al pericolo di un procedimento penale avviato dall’autorità giudiziaria e fiscale americana. Cosa sta succedendo?
«La forza d’urto giudiziaria Usa contro l’Ubs nel 2008 fu così pesante e ineluttabile da costringere il governo e il Parlamento svizzero a ingoiare un trattato speciale che permettesse alle autorità svizzere e all’Ubs di trasmettere informazioni riguardanti 4.450 clienti che fossero anche contribuenti Usa. Sembra che un intervento giudiziario altrettanto devastante fosse imminente anche contro la banca Wegelin».
La Ue, il giorno dopo la notizia della consegna di migliaia di informazioni bancarie svizzere al fisco Usa, anche se prive di nomi, ha chiesto di poter beneficiare dello stesso trattamento.
«Gli USA hanno promosso, in occasione del vertice del G20, a Cannes, la firma di una convenzione fiscale europea del 1988, che prevede lo scambio spontaneo e automatico di informazioni. Il governo e le banche svizzere hanno però appena proposto un’alternativa, il cosiddetto “modello Rubik”, che è già stata firmato con l’Inghilterra e con la Germania».
Convenzione che l’Italia non intende siglare. Come funziona questo genere di accordo?
«Le banche svizzere si impegnano a prelevare, sui conti bancari di contribuenti stranieri, una somma corrispondente a una percentuale delle imposte evase nel passato e, per il futuro, una percentuale dell’imposta sui redditi da capitale. Un modello che ho definito “Lampada di Aladino” perché raggiunge il risultato miracoloso di far entrare nelle casse dell’erario tedesco e inglese – e domani, magari, italiano – in breve tempo, senza costi e con la puntualità svizzera, miliardi di euro di imposte».
Assisteremo ad altri furti di dischetti con i nomi dei correntisti?
«Non credo, la Cassazione francese ne ha decretato l’inutilizzabilità poiché in contrasto con i principi di uno stato di diritto».

Daario Campione

Nella foto:
Tra Svizzera e Stati Uniti è sempre più guerra attorno al segreto bancario. Il fisco Usa preme per avere informazioni

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