I dipendenti «diffidano» il Comune a disattivare le tessere

Autosilo di via Auguadri – La querelle degli abbonamenti
Lettera inviata anche al ministero. Prosegue la “guerra” sui posti macchina gratis

(m.pv.) Come era ben intuibile dalle premesse, la vicenda dell’autosilo di via Auguadri e delle 200 tessere per il parcheggio gratuito che il Comune di Como vuole cancellare (tutte tranne quelle dei magistrati) è esplosa ieri con una lettera inviata dai dipendenti amministrativi del palazzo di giustizia sia al presidente del Tribunale, sia al procuratore della Repubblica, sia al ministero della Giustizia di Roma. E i toni sono perentori, con tanto di «diffida» a Palazzo Cernezzi a «disattivare

le tessere nel termine del 1° ottobre 2013» come invece riportato in una lettera fatta recapitare nelle scorse ore ai dipendenti stessi.
La vicenda è nota. Il Comune di Como ha deciso di far pagare ai dipendenti amministrativi del palazzo di giustizia e alla polizia giudiziaria 150 delle 200 tessere che dal 1996 erano state concesse a titolo gratuito. Una decisione presa in forza del fatto che in tutto questo tempo mai è stata stilata una convenzione per regolarizzare l’utilizzo delle stesse tessere.
I dipendenti, dal canto loro, rispondono che, fin dal 1993, i 50 posti auto dei magistrati furono previsti gratuiti, e i restanti 150 dei dipendenti a carico del ministero, ma solo per quanto concerneva «l’onere delle spese di manutenzione» dei due piani che avrebbero dovuto essere (cosa mai realizzata) a uso esclusivo del Tribunale. Piani che tra l’altro furono realizzati grazie ad un maxi-finanziamento in arrivo proprio da Roma. Motivo per cui viene chiesto a Comune e ministero di risolvere le questioni senza far pagare le tessere al personale amministrativo e alla polizia giudiziaria.
A rompere gli equilibri – per la verità precari – di questi mesi è giunta nelle scorse ore una lettera in cui venivano invitati i dipendenti a scegliere tra due tariffe da 35 e 40 euro a seconda dei giorni di utilizzo. Cancellando dunque la gratuità di 150 delle 200 tessere (salve solo quelle dei magistrati). Indicando anche nel 1° ottobre il termine ultimo in cui le sbarre dell’autosilo di via Auguadri non si sarebbero più alzate.
Una posizione – quella di Palazzo Cernezzi – che non è stata accolta bene dai dipendenti che sono già sul piede di guerra. In attesa di prendere decisioni in merito ad uno stato di agitazione non ancora dichiarato («Perché noi siamo aperti al dialogo – dice polemicamente Rita Calì, segretario provinciale della Confsal Unsa giustizia – e aspettiamo che qualcuno ci chiami in quanto diretti interessati per discutere della questione, cosa che non è ancora avvenuta»), ieri è stata spedita una lettera (a firma Rsu di Tribunale e Procura) che ha raggiunto anche il ministero, in cui, oltre a «inoltrare al Comune di Como una formale diffida a disattivare le tessere», si invitano le parti ad «attivare una seria trattativa con il ministero della Giustizia, il solo preposto e legittimato a svolgere tale attività». Solo dopo, in caso di mancata risposta, i dipendenti valuteranno uno stato di agitazione i cui modi e tempi devono ancora essere stabiliti.
Per il momento, tuttavia, le parti rimangono assai distanti. Intervistato giovedì dal Corriere di Como, infatti, il sindaco Mario Lucini era stato chiaro nel ribadire «che il percorso intrapreso dall’amministrazione è l’unico possibile», aggiungendo che sulla vicenda «non si torna indietro» e che «da ottobre i dipendenti del Tribunale pagheranno le tessere». «Capisco il disagio – era stata la chiosa – ma da tempo ormai il ministero non pagava più».

 

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