I due bilanci dell’alluvione comasca

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Inuovi timori e, di conseguenza, gli scongiuri per le previsioni del tempo di queste ore non impediscono un bilancio su quanto è avvenuto a Como e in pressoché tutta la provincia nei giorni scorsi. È un bilancio pesante, in termini di devastazioni e danni, che esige davvero concreti e rapidi aiuti finanziari da Regione e Stato, come da promesse fatte, anche attraverso il riconoscimento della realtà: l’emergenza, magari da far gestire a un commissario, come chiesto dal sindaco di Cernobbio. Una condizione che semplifica e velocizza risorse e interventi, dai più complessi a quelli di immediata evidenza sulla superficie del lago, non risolvibili con il semplice ricorso al battello spazzino, come dimostra lo stop alla navigazione dei battelli. È un bilancio nel quale, fortunatamente, non entrano voci ancora più drammatiche riguardo alle persone, tutte incolumi, ma in alcuni casi rimaste prive delle loro case.

Questo stesso bilancio segna due voci importanti al proprio attivo. In primo luogo i soccorsi, immediati e infaticabili, prestati da vigili del fuoco, protezione civile, forze dell’ordine e volontari, tanti di questi ultimi giovani. E poi la capacità di reazione, la volontà di rialzarsi della popolazione colpita, pronta a consolarsi in un momento durissimo, manifestando la consapevolezza che poteva anche andare peggio. E pronta a stringersi intorno ai propri sindaci.

Altre voci riguardano il bilancio non immediato ma, per così dire, remoto dell’alluvione. E qui è purtroppo difficile scorgere qualcosa di positivo. Tutti i commentatori e gli esponenti politici hanno sottolineato gli effetti del cambiamento climatico e dell’innalzamento della temperatura che producono violenti nubifragi. Pochi giorni prima che questi si abbattessero anche nel Comasco abbiamo assistito alla tragedia della Germania, dove il numero dei morti per la furia del maltempo è tuttora provvisorio e arriva a 179 vittime. Secondo il giornale tedesco “Der Spiegel”, questa è la nuova normalità dovuta al surriscaldamento globale. Dunque, secondo tale tesi, siamo ormai di fronte a eventi estremi, ma “normali”. Il tema ecologico, di rispetto e tutela del pianeta Terra e di un’inversione di tendenza, almeno per quanto è ancora possibile, non è quindi rinviabile. Non può più essere accantonato e sottovalutato da pseudo-governanti del mondo privi di intelligenza e di etica. Questo, naturalmente, non dipende da noi, se non nel momento del voto e delle pressioni in direzione di scelte politiche che non considerino più le risorse di tutti come inesauribili e depredabili all’infinito.

Nel bilancio che abbiamo definito remoto, tutto in rosso, dobbiamo iscrivere l’altro grande problema che affligge da decenni anche il territorio lariano: la sua buona tenuta attraverso la manutenzione di boschi e torrenti. Sappiamo bene che dal dopoguerra a oggi le montagne sono state progressivamente abbandonate e i boschi sempre meno monitorati. Siamo consapevoli anche di alcune decisioni nazionali sbagliate, tra queste certamente lo scioglimento del Corpo forestale. È altrettanto chiaro però che alcune scelte e le conseguenze che ne derivano dipendono da tutti noi. Pensiamo nello specifico a tante azioni e omissioni di privati cittadini e di pubblici amministratori, quando gli uni e gli altri decidono o assecondano colpevolmente una cattiva gestione del territorio, per esempio, attraverso eccessi di cementificazione in aree a rischio, o mediante la trascuratezza nella pulizia degli alvei dei torrenti. Non è semplice ingenuità. Non è soltanto pigrizia. Giorno dopo giorno, metro dopo metro, così facendo predisponiamo disastri.

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