Economia

I frontalieri oltre quota 60mila. E cresce il sentimento anti-italiano

altLavoro e costume. Le accuse della Lega dei Ticinesi e le storie grottesche
Caccia a una giovane di Cantù che ha insultato gli svizzeri sul social
I frontalieri sfondano quota 60mila in Canton Ticino. La comunicazione ufficiale arriva direttamente dall’Ufficio federale di Statistica.
L’abbattimento del “tetto” storico era del resto prevedibile, visto che a fine dello scorso anno i lavoratori italiani in Ticino erano 59.907.
L’aumento sul 2013 è stato del 6,8% e, dato che fa riflettere, in 10 anni i frontalieri sono quasi raddoppiati (+26.375). Sono invece una minoranza gli italiani impiegati in altri Cantoni svizzeri; circa 6mila.

Ed è bastata la pubblicazione di questo dato statistico per scatenare reazioni anche veementi.
«Non siamo stupiti, ci avrebbe sorpreso di più il contrario ovvero se ci fosse stata una diminuzione – ha spiegato Lorenzo Quadri deputato della Lega dei ticinesi a Etv – questo vuol dire che il contingentamento deve essere definito il prima possibile».
Il riferimento è al voto referendario dello scorso 9 febbraio che ha detto sì al tetto massimo di stranieri in Svizzera.
Il consiglio federale avrà 3 anni di tempo per rinegoziare l’accordo in base all’esito dell’iniziativa. Troppo secondo il deputato della Lega. «Non possiamo aspettare così a lungo – sottolinea Quadri – altrimenti i numeri continueranno a crescere, e poi sarebbe utile che ogni Cantone potesse decidere da sé».
Tornando ai numeri. In Svizzera i frontalieri stranieri, a fine marzo, sono complessivamente 282.320, con un incremento dell’1,4% rispetto al trimestre precedente (+4,5% sullo stesso periodo del 2013).
Bisogna evidenziare che l’aumento più consistente si è registrato a Zurigo con il 2,4%.
«Se i frontalieri ci sono è perché ci sono datori di lavoro che li assumono – dice Sergio Aureli, Segretario del sindacato svizzero Unia-Ticino – bisogna valutare quali motivazioni spingono gli imprenditori ad assumerli. Non servono correttivi strutturali su chi va a lavorare in Svizzera, serve che la politica da una parte e dall’altra del confine intervenga in modo serio. Non ci si può chiudere a riccio».
Ma il sentimento anti-italiano in Canton Ticino vive anche grazie all’onda lunga del “no” al salario minimo.
Nell’occhio del ciclone ci sono tre donne, due personaggi pubblici e una giovane di Cantù.
Iniziamo proprio da quest’ultima, Alessia, che la scorsa settimana aveva postato su Facebook la poco garbata frase: “Una cosa dovevate fare svizzeri di m…, votare sì. Manco quello. Inutilità a livelli storici”.
La commessa, frontaliera in un centro commerciale ticinese, confidava evidentemente in un aumento dello stipendio grazie al referendum. Invece niente.
Ma quella frase razzista non è passata inosservata alla Lega dei Ticinesi. Dopo le dichiarazioni di Lorenzo Quadri, ieri l’annuncio shock di Massimiliano Robbiani, deputato degli orfani di Giuliano Bignasca. Robbiani annuncia che Alessia sarebbe stata espulsa dalla Svizzera, prelevata sul posto di lavoro dalla polizia cantonale. Per l’accusa di razzismo le sarebbe stato revocato il “permesso G” dei frontalieri.
In realtà nessuno della polizia cantonale si era sognato di fare un simile intervento.
Il deputato avrebbe pure cercato la giovane canturina in un centro commerciale, ma senza trovarla. Ora annuncia un’interrogazione parlamentare sul tema.
Sempre su Facebook è attivo un gruppo contro Ada Marra, parlamentare del Canton Vaud figlia di operai pugliesi e quindi filoitaliana in tutte le sue decisioni. Sulla gogna per colpa degli italiani pure una terza donna, l’ex presidente del Partito socialista Anna Biscossa. Il motivo? Avrebbe affidato i lavori di pittura nella sua casa di Morbio a una ditta che impiega italiani.

Paolo Annoni

Nella foto:
Un manifesto della Lega dei Ticinesi, partito che vuole contingentare i frontalieri
28 Mag 2014

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