I libri lariani sono radici di cui essere orgogliosi

Lago della bilancia
di Lorenzo Morandotti

Manifestazione unica in Europa, il “Salone internazionale del libro” di Torino in corso fino a domenica ospita anche presenze comasche. Ha uno stand la Ibis, che si occupa da vent’anni di letteratura di viaggio, multiculturalità e filosofia. E c’è anche, con molti autori in fiera ma senza uno stand (preferisce la kermesse di Roma in dicembre), la Lietocolle, nata quattro lustri fa in un’edicola-cartoleria di provincia e ora tra i punti di riferimento in Italia per chi scriva versi in modo

non episodico. Sono due esempi nel “mare magnum” cartaceo sciorinato ogni anno al Lingotto. Ma documentano simbolicamente una presenza lariana forte nel mondo del libro. Una mostra al Salone raduna i testi che “hanno fatto l’Italia” dal 1861 a oggi. Il Lario non è e non è stato avaro di autori che hanno contribuito idealmente all’Unità delle patrie lettere in modo non dilettantesco. Oltre ad astri “lecchesi” che irradiano luce anche sul Comasco come Alessandro Manzoni e Andrea Vitali che sforna un best seller dietro l’altro, molti escono dal ristretto ambito provinciale: il diplomatico Carlo Dossi riproposto da Adelphi (i suoi caustici commenti sull’ambiente della politica romana postunitaria sono utili anche oggi) o il rivoluzionario Gian Pietro Lucini, innovatore della poesia e acerrimo antimilitarista. Oggi, c’è Federico Roncoroni, riferimento assoluto per la lingua e la letteratura, autore della grammatica italiana più venduta nel mondo.
E su tutti l’erbese Giuseppe Pontiggia, erede della tradizione etica lombarda e sperimentale, che sapeva però farsi leggere e amare dal grande pubblico, oltre che editor di gran fiuto. Radici comasche di cui essere orgogliosi.

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