I libri più rari della Biblioteca di Como e i segreti di un’istituzione che vanta 350 anni

Biblioteca Como

A colloquio con la responsabile scientifica, Chiara Milani: «Qui c’è cultura universale»
Vulcanica. Entusiasta. Tratta il sapere che attraversa i secoli con il dovuto rispetto, ma al tempo stesso con la confidenza di un’amica fidata. I libri sono il suo mondo. La Biblioteca comunale di Como la principale occupazione, l’oggetto di tutte le sue cure. Chiara Milani, responsabile scientifica dell’ente che ogni giorno dispensa volumi a centinaia di utenti, è milanese di nascita, ma vive sul Lario dove ha studiato al liceo classico “Alessandro Volta”, prima di laurearsi in Filosofia all’Università Statale di Milano e aver conseguito un master in management delle biblioteche alla Cattolica.
Il suo curriculum è di sicuro appeal: ha lavorato come libera professionista in questo ambito, in Italia e in Svizzera; ha vinto un concorso per i Musei civici del capoluogo; è stata titolare della cattedra di Biblioteconomia alla facoltà di Scienze culturali dell’Insubria.
Mostra qualche chicca con lo stupore di chi non si abitua mai al fascino delle pagine di cultura: un progetto di intervento sul parco di Villa Olmo che risale all’800 e include l’antica strada che lo tagliava a metà; la circolare del fondo Raimondi-Odescalchi relativa alle divise dei nobili ricevuti a corte; l’albero genealogico della famiglia Porro Lambertenghi; la pianta della città di Como messa a punto dagli occupanti austriaci… E, ancora, una delle più antiche guide a stampa del capoluogo: La nobiltà della città di Como, scritta da Tommaso Porcacchi, di Arezzo, per una collana editoriale dell’editore Gabriele Giolito de’ Ferrari e stampata a Venezia nel 1569. Infine, Eremita a Parigi, di Italo Calvino, volume raro, anche se non antico, in edizione numerata su carta filigrana.
Dottoressa Milani, com’è nata la sua passione per i libri?
«Si diventa lettori da bambini. Nella mia famiglia c’erano molti libri. Mia mamma era docente di disegno, mio nonno pittore: in casa c’erano anche volumi d’arte. Mia nonna mi insegnò ad amare i libri belli, anche come oggetti. Io restai letteralmente folgorata quando mi regalò La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Dino Buzzati, splendidamente illustrato».
In che modo questa passione è diventata una professione?
«Per puro caso, perché da ragazza, appena finito il liceo classico, il direttore dei Musei civici, Lanfredo Castelletti, coinvolse alcuni studenti appassionati. La laurea in Filosofia mi servì, perché mi insegnò a usare la logica».
Qual è l’aspetto più bello del suo lavoro?
«Più d’uno. Prima di tutto, seguire gli studiosi e gli studenti nelle loro ricerche attraverso i fondi antichi. È bello, perché si cresce insieme. Loro si aspettano molto, informazioni precise, un dialogo colto. Poi, è bella la parte didattica, la promozione del nostro patrimonio con gli studenti delle scuole. L’abbiamo fatto per i nostri 350 anni con tre percorsi scolastici».
Si può dire che i libri hanno una vita?
«Secondo me sì. Purché non li guardiamo distrattamente. Sfogliarli, esercitare la tattilità, anche con i libri antichi, significa dargli vita. E loro ci restituiscono sempre qualcosa, anche a livello di emozione. È un mondo straordinario con esperti di rilegature, di incunaboli, di inchiostri, di caratteri tipografici, di illustrazioni?».
Cosa si prova ad aggirarsi nel retro della Biblioteca, dove abitano i libri?
«È un privilegio. Ho la sensazione di essere fortunata. I libri sono patrimonio di tutti, noi bibliotecari ne siamo i custodi, li traghettiamo nel futuro. Li controlliamo come se fossero figli. Devono essere conservati e ben fruiti».
Quanti volumi ha la Biblioteca comunale di Como?
«A stampa 450mila; di questi 250mila antichi, più milioni di carte d’archivio e di manoscritti. Poi ci sono le collezioni?».
Qual è il più antico?
«Tra quelli a stampa gli incunaboli del ’400. La Vita del glorioso beato Giovanne de Capistrano (1479), l’Hypnerotomachia Poliphili (Battaglia d’amore in sogno di Polifilo), attribuito al nobile romano Francesco Colonna, opera concepita come viaggio iniziatico verso la conoscenza, con splendide illustrazioni. È il libro più bello del Rinascimento, stampato dall’editore veneziano Aldo Manuzio nel 1499. Infine, i Dieci libri dell’architettura di M. Vitruvio con traduzione e interpretazione dell’architetto milanese Cesare Cesariano, del 1521. Gli editori furono i nobili comaschi De Orchi e Parravicini, il notaio che redasse l’atto tra le parti fu Benedetto Giovio, fratello dello storico Paolo. L’esemplare posseduto dalla Biblioteca comunale di Como appartenne allo stesso Benedetto e a margine del testo a stampa ci sono le sue note manoscritte. Smarrito, fu riacquistato da un famoso discendente, Giovanni Battista Giovio, che annotò nella prima carta bianca dell’opera il fortunato ritrovamento. Degni d’essere segnalati sono i primi manoscritti, tra ’700 e ’800: cronache cittadine e diari».
Si sono appena concluse le celebrazioni per i 350 anni della Biblioteca. Può tracciare un bilancio di questo anno di eventi?
«Assolutamente positivo per la capacità mostrata dalla Biblioteca di coinvolgere il territorio, i giovani, gli insegnanti. E per la possibilità di promuovere un patrimonio collettivo, anche in funzione della continuità, proprio come intendeva il giurista Francesco Benzi, che fondò la Biblioteca nel 1663 con un lascito al Collegio dei Giureconsulti di via Collegio dei Dottori. Da questa prima sede si passò poi, nel 1811, al Regio Liceo, ex Collegio di Santa Cecilia (il liceo classico “A. Volta”, ndr) fino al 1869, quando si approdò all’attuale destinazione».
Se guarda avanti, cosa desidera per la Biblioteca?
«Spero che continui a crescere e a tenere il passo con le richieste culturali dei cittadini e, se possibile, che riesca a prevenirle. Ma per fare questo serve uno sguardo aperto al futuro e alle realtà virtuose a livello mondiale, oltre che la capacità di dialogare con altre culture. Non è un caso che, fin dall’inizio, abbiamo libri in tutte le lingue, senza censure e senza preclusioni. La nostra è una biblioteca di cultura universale».

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