I LUOGHI DELLA MEMORIA CHE SERVONO AI VIVI

di RENZO ROMANO

L’inaccettabile degrado dei cimiteri
Icimiteri, le case dei morti, in questi giorni si colorano di vita. Camminare lungo i viali è un miracoloso viaggio a ritroso nella storia del nostro vivere. La memoria annulla la gravità del tempo, i volti dei nostri cari ci appaiono sereni, sorridenti. Prevale la commozione, siamo assaliti dai ricordi.
Nella nostra mente si rincorrono episodi di vita. Il nostro colloquio è sussurrato, pieno di silenzi. Silenzi, ma solo per chi non sa ascoltare con il cuore, non sa cogliere il magico messaggio

di vita che i nostri cari ci regalano dalle loro fotografie ingiallite.
I loro sorrisi scatenano tempeste di sentimenti nella nostra anima. Qualche volta prevale il pianto, trattenuto, a singhiozzo, soffocato. Più spesso una coltre di tristezza, malinconia, ci isola da tutto e da tutti.
Le tombe sono pulite, ordinate, coperte di fiori colorati, le fotografie lucidate. Chi deve ricevere una visita si fa trovare nel suo splendore, prepara la sua casa per accogliere degnamente gli ospiti. I nostri cari hanno avuto cura di mettere in ordine le loro dimore.
Avviene tuttavia che l’armonia di tanta attenzione sia violata da indecorosi sfregi alla dignità del luogo. Gradini rotti, scale inservibili, viali sconnessi, fontanelle mal funzionanti, muri scrostati, davvero poco si conciliano con la sacralità di un camposanto.
Il cimitero non serve ai morti. Il cimitero serve ai vivi perché è il luogo della memoria. Il degrado, la scarsa attenzione, lo stato di abbandono è oltraggio ai morti perché irrispettoso della loro presenza spirituale tra di noi.
È oltraggio ai vivi perché irrispettoso del loro bisogno di non dimenticare chi li ha preceduti nella corsa verso il Cielo. Frapporre ostacoli a un anziano che voglia fare visita, il Cielo non voglia, a un suo figlio oppure alla compagna di vita che l’abbia lasciato anzitempo è assolutamente esecrabile.
Non è concepibile che si possa impedire a un disabile di avvicinarsi a una tomba per la mancata rimozione delle barriere architettoniche, o penalizzare chi ha difficoltà di deambulazione per l’inesistenza di un banale corrimano che possa accompagnarne il cammino.
L’incuria, nel caso di un cimitero, è inequivocabile segnale di scarsa attenzione alla cosa pubblica e soprattutto sconfortante testimonianza di indifferenza, dispregio, insensibilità al dovere del ricordo, da parte di chi vive, di coloro che in quei luoghi “abitano”.
Il disamore per un luogo sacro come il cimitero, la mancata cura, la disattenzione di fronte al degrado, la mancanza di adeguati ed efficaci interventi di manutenzione è oltraggio alla storia della nostra città.
È anche oltraggio alla riconosciuta fama di luoghi ricchi di talenti nell’architettura e nell’arte. Una comunità che non abbia coscienza del proprio passato e non ne sia orgogliosa, preoccupandosi di conservarne e valorizzarne le espressioni, ha poche speranze per il futuro.
Il camposanto è coscienza del passato, le tombe sono testimonianza di vita. Averne cura preziosa è il presupposto di ogni ambizione di civiltà.
In questi giorni dedicati ai defunti vorremmo raccontare storie di vita e sentimenti legati al loro ricordo. Invece dobbiamo raccontare storie di degrado della casa che testimonia la loro passata esistenza. È palpabile il nostro disagio. È tuttavia speranza di suscitare qualche reazione che possa miracolosamente regalare maggiore dignità e decoro ai luoghi cari alla nostra memoria e ai nostri sentimenti.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.